Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  giugno 01 Lunedì calendario

Inghilterra, Farage rischia il sorpasso a destra di Lowe

Effetto Vannacci sulla politica britannica: il tribuno populista Nigel Farage si vede ormai scavalcato a destra dal partito estremista Restore, fondato da Rupert Lowe, un ex banchiere multimilionario ed ex presidente della squadra di calcio del Southampton, che era stato espulso da Reform, la formazione di Farage. Il risultato di questo scisma a destra, un po’ come in Italia, potrebbe essere l’insperata vittoria della sinistra laburista.
La rappresentazione plastica di tutto ciò la si sta avendo nell’elezione suppletiva programmata per il 18 giugno a Makerfield: qui il sindaco di Manchester, il laburista Andy Burnham, prova a farsi eleggere per poter poi lanciare la sfida per la leadership al premier, Keir Starmer. Al referendum di 10 anni fa, gli elettori di Makerfield avevano votato al 65% per la Brexit, mentre alle amministrative di inizio maggio hanno premiato il partito di Farage: terreno difficile per la sinistra, dunque. Senonché è in corsa pure il candidato di Restore, accreditato del 7%: e con questi consensi sottratti principalmente a Farage, la strada del laburista Burnham verso Westminster potrebbe rivelarsi spianata.
Rupert Lowe è un personaggio a dir poco controverso. La sua espulsione da Reform era avvenuta in seguito ad accuse di bullismo e di minacce all’indirizzo del presidente del partito: ma in realtà si trattava con ogni probabilità di dissapori personali e politici con Farage. Il primo punto del programma di Lowe è infatti la deportazione di massa di milioni di immigrati illegali: un livello di retorica al quale neppure Farage ha osato spingersi.
Anzi, il leader di Reform ha passato gli ultimi mesi nel tentativo di accreditarsi come forza rispettabile di governo: i sondaggi danno Farage costantemente in testa e in molti considerano più che probabile la sua ascesa a primo ministro. Per consolidare questa dinamica, Farage ha provato a indossare i panni del moderato, stemperando le sue politiche per andare a caccia di quell’elettorato di centrodestra che tradizionalmente sosteneva i conservatori: a questo scopo, ha anche imbarcato un mucchio di esponenti politici fuoriusciti dai Tories.
Ma è una strategia che gli sta constando il favore di quelle frange irriducibili, particolarmente ossessionate dall’immigrazione: ed è in questo elettorato bianco e proletario che pesca infatti Lowe, che non si fa specie di adoperare toni incendiari contro immigrati e Islam. Un furore che gli ha fatto guadagnare l’endorsment di Elon Musk, che pure in un primo tempo aveva flirtato con Farage, oltre che di noti agitatori neofascisti come Tommy Robinson, l’organizzatore delle marce di estrema destra a Londra.
Lo stesso Farage aveva avvertito che, se non si dà una risposta alle preoccupazioni della gente sull’immigrazione, si rischia l’avvento di «una forma di etno-nazionalismo preoccupante e pericoloso»: ma ormai la diga pare crollata e il successo di Lowe è anche il sintomo dello sdoganamento di discorsi considerati inaccettabili fino a poco tempo fa. È uno slittamento culturale che avviene soprattutto online, dove la presenza di Lowe è fortissima: lui ha oltre 1 milione e 200 mila seguaci su Facebook, contro i 650 mila di Starmer, mentre 10 dei suoi post recenti su X hanno raggiunto oltre 10 milioni di visualizzazioni, un livello mai toccato da Farage.
Il quale ora si trova davanti a un dilemma: continuare nella sua marcia verso il centro, per allargare il più possibile i consensi oltre lo zoccolo duro tradizionale, o inseguire le posizioni estremiste di Lowe, che gli sta togliendo il terreno sotto i piedi? Le due cose non possono stare insieme. E sono un’ulteriore prova della totale disarticolazione della politica tradizionale britannica.