Corriere della Sera, 1 giugno 2026
Zaia: il modello per la Lega è la Cdu. Sul fine vita i partiti lascino libertà di coscienza
A breve tornerà in Consiglio regionale veneto la legge di iniziativa popolare sul fine vita che fu bocciata nel 2024. Negli stessi giorni, arriverà anche in Senato la legge nazionale sullo stesso, delicatissimo tema. Luca Zaia, il presidente del Consiglio regionale ed ex governatore si è sempre dichiarato a favore.
Che cosa si aspetta?
«Confermo che voterò a favore. Ma tenga presente che due anni fa, quando la legge fu bocciata per un solo voto, io non feci né una riunione né una sola telefonata per fare la conta dei voti».
La sentenza della Corte costituzionale del 2019 fissò già dei paletti. Non basta?
«La legge si basa su un’iniziativa popolare dell’associazione Luca Coscioni che vuole colmare alcuni “buchi” evidenti nella sentenza. Primo: non esiste un termine entro cui l’Azienda sanitaria debba rispondere alla richiesta del paziente. Marco Cappato nei giorni scorsi ha sollevato il caso di una signora di 77 anni, Maria Cristina, malata terminale, che ha fatto richiesta il 5 marzo e non aveva avuto alcun riscontro. Il secondo buco: il servizio pubblico non garantisce la somministrazione del farmaco».
C’è chi dice: basta investire sulle cure palliative...
«È un falso problema. Il Veneto è primo in Italia per cure palliative e bisogna continuare a investirci: non ci sono dubbi. Ma i pazienti che chiedono il fine vita non ci chiedono cure palliative. Ci chiedono dignità. Sono due cose diverse. La signora Elena di Mestre nel 2022 fece addirittura un video dalla clinica in Svizzera. Aveva, lei come altri, le idee chiarissime su cosa significasse morire con dignità. E quando leggi certe cartelle cliniche, capisci il perché».
Sono in tanti a chiedere il fine vita?
«No. Dalla sentenza del 2019, in Veneto una ventina di persone. Casi che hanno avuto seguito: tre. Bisogna anche dire che questo è un Paese ipocrita, dove qualcuno vuole far credere ai cittadini che il fine vita non esista. La sentenza invece è lì, chiarissima: dal 2019 autorizza il suicidio assistito».
È un tema su cui gli eletti si adeguano alla disciplina di partito. Non lei…
«Su certi temi etici la politica deve fare un salto di qualità. Il fine vita deve essere una no-fly zone: i partiti devono lasciare libertà di coscienza, come peraltro ha fatto il segretario Salvini. Ci sono tanti esponenti politici le cui coscienze non collimano con la posizione del loro partito».
C’è anche la Chiesa…
«Io rispetto chi la pensa diversamente. Anche la Chiesa parla, giustamente, di evitare l’accanimento terapeutico, in un contesto in cui quotidianamente i sanitari e i famigliari si chiedono quale sia il limite sostenibile delle cure».
Cambiamo tema. Largo ai giovani è il claim che risuona nel suo partito, e non solo nel suo. Non è un eterno ritorno?
«Sì, nulla di nuovo sotto il sole. Non può passare però il principio della sola anagrafe, perché riduttivo e offensivo per quei giovani che si sono distinti per meriti e non banalmente per età. Peraltro, tutti gli under 40 che ho conosciuto sono nelle istituzioni dopo corpose gavette».
Dicono che lei abbia chiesto un nuovo congresso della Lega per dare anche al partito un’impronta federalista. È così?
«Guardi, da sempre si dicono un sacco di cose su di me… Al momento non ho parlato né chiesto nulla a nessuno. I partiti, cominciando dal nostro, prima o poi dovranno fare la scelta del federalismo interno. Il militante di Campione d’Italia ha bisogni diversi da quello di Canicattì».
E dunque?
«Dunque un partito che voglia rispondere a tutte le istanze, deve essere federalista. Ho già detto parecchie volte che esiste un modello nato nel 1948 in Germania, che prevede un partito nazionale, la Cdu, con una costola locale bavarese (Csu). Ma è una mia idea, io conto uno. Una riflessione però andrebbe fatta: la Lega oggi è il partito più antico in Parlamento. Una scelta del genere lo trasformerebbe nel più innovativo e più in grado di offrire una scelta interessante anche per i giovani».
Ultima cosa: lei ha incontrato Marina Berlusconi. Cosa vi siete detti?
«Mi stupisce che qualcuno trovi strano che io possa averla incontrata. La conosco da tempo, ho una grandissima stima per suo padre, di cui ritrovo in lei molti tratti. Abbiamo parlato del libro che sto scrivendo, del mio podcast Il Fienile e anche appunto del Paese e dei temi etici. A tavola si parla di tutto. Ma come si dice… Chi è in sospetto è in difetto».