Corriere della Sera, 1 giugno 2026
Iran, Trump inasprisce i punti dell’intesa
Il presidente Donald Trump ha chiesto alcune modifiche alla bozza del memorandum di intesa con l’Iran durante l’incontro di venerdì scorso con il suo staff nella Situation Room della Casa Bianca. Lo riportano il sito Axios e il quotidiano New York Times, citando fonti anonime dell’amministrazione Usa.
Come noto già nei giorni scorsi, i punti che Trump vuole «rafforzare» riguardano il programma nucleare di Teheran, inclusa la consegna delle restanti riserve di uranio arricchito. Allo stato attuale il testo del memorandum afferma che l’Iran si impegna a non cercare di sviluppare armi nucleari ma non ci sono altre concessioni a proposito del programma, che verrà discusso nella seconda fase dei negoziati, durante 60 giorni di estensione della tregua, insieme alla rimozione delle sanzioni americane contro il regime. Ma Trump vuole «più dettagli su come gli Stati Uniti otterranno quel materiale (l’uranio arricchito, ndr) e sulle tempistiche», afferma Axios. Anche sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il presidente americano avrebbe chiesto delle modifiche non precisate al testo.
C’è poi il tema dello scongelamento dei fondi iraniani all’estero. I media iraniani continuano a sostenere che Teheran riceverà miliardi di dollari già alla firma del memorandum; la Casa Bianca continua a negarlo. Per il presidente americano, che criticò duramente il suo predecessore Barack Obama per aver scongelato fondi iraniani nel 2015 in cambio di restrizioni al programma nucleare di Teheran, questo è un tema spinoso.
Gli «emendamenti» americani hanno riaperto la discussione sul testo, che è lenta anche per difficoltà di comunicazione oggettive e per le possibili divergenze tra diversi centri di potere (ieri il sito Iran International diffondeva nuove voci che il presidente Masoud Pezeshkian abbia scritto una lettera di dimissioni alla Guida suprema – che non è chiaro nemmeno se verrebbe accettata – lamentando il potere eccessivo dei Guardiani della rivoluzione). Trump avrebbe espresso frustrazione per la lentezza dei riscontri. Gli è stato detto che ci vorranno circa tre giorni perché possa avere risposta.
«I colloqui e lo scambio di messaggi» con gli Stati Uniti «sono in corso, e finché non produrranno un risultato concreto, non è possibile giudicarli», ha detto alla tv di Stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, aggiungendo: «Tutto ciò che viene detto in questa fase è speculazione». Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, nonché capo negoziatore per l’Iran, ha affermato: «Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico: il nostro criterio è rappresentato dai risultati concreti... Non approveremo alcun accordo finché non saremo certi di aver garantito i nostri diritti».
Intanto la Cnn ha riscontrato dalle immagini satellitari che l’Iran avrebbe sbloccato l’ingresso di 50 dei 69 tunnel bombardati dagli Stati Uniti e Israele e che conducono a diciotto strutture missilistiche sotterranee. Il regime sta cercando di riacquistare l’accesso ai missili. Gli americani e gli israeliani hanno bloccato gli ingressi a questi «magazzini», impedendo così anche ai lanciamissili di funzionare, ma Teheran ha attivato bulldozer e camion per contrastare lentamente la strategia dei nemici.