Corriere della Sera, 1 giugno 2026
Libano, Macron convoca d’urgenza il Consiglio di Sicurezza
Il presidente francese Emmanuel Macron prende di nuovo le distanze dalle scelte del premier israeliano Benjamin Netanyahu: «Nulla giustifica l’escalation in corso nel Sud del Libano», ha scritto su X, aggiungendo di giudicare «urgente che le armi tacciano, tutte e per sempre». Macron ha anche dichiarato «è essenziale che un accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran vada a buon fine», dopo le telefonate con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Ben Salman, il sultano dell’Oman Haitham Bin Tariq, il presidente degli Emirati Mohammed Ben Zayed e il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sissi.
Ma la Francia cerca di giocare un ruolo soprattutto nella parte libanese della crisi mediorientale, e su richiesta di Parigi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terrà oggi pomeriggio una riunione d’emergenza, dopo la conquista della fortezza di Beaufort. Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese, ha spiegato di avere richiesto la riunione d’emergenza all’Onu «perché, pur riconoscendo il diritto di Israele, come di tutti i Paesi, all’autodifesa legittima, e quindi a difendersi dagli attacchi di Hezbollah, nulla può giustificare il prolungamento delle operazioni militari israeliane in Libano e la sua occupazione sempre più profonda del territorio libanese». La riunione all’Onu sul Libano si terrà subito dopo un altro incontro chiesto d’urgenza dalla Romania, e programmato per le 21 di stasera, a proposito del drone russo che ha colpito un edificio a Galati.
Anche la Germania, il Paese europeo di solito più attento alle ragioni di Israele, ha espresso allarme per l’escalation. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato che l’avanzata di Israele in profondità nel territorio libanese è «motivo di grave preoccupazione» e ha invitato tutte le parti a cessare le ostilità. «Qualsiasi ulteriore escalation aggraverà la situazione già tesa e innescherà nuove ondate di sfollamenti all’interno del Libano», ha aggiunto il ministro. Posizione simile anche dell’Italia: «Spero che in Libano sia evitata un’escalation, Hezbollah non può continuare a bombardare il Nord di Israele e Israele deve affidarsi di più alle Nazioni Unite e all’Unifil per disarmare Hezbollah. Un impegno che dovrà prendere anche l’esercito libanese. L’obiettivo è rinforzare le istituzioni libanesi. Mi auguro che il segretario di Stato Usa Rubio annunci presto un accordo per concludere questa stagione di guerra che ha visto troppe vittime», ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Tra i Paesi della regione, l’Egitto appoggia il ricorso della Francia all’Onu e auspica il rispetto delle sue risoluzioni. In una nota pubblicata dal media governativo Al Qahera, l’Egitto ribadisce che «questa pericolosa escalation costituisce una flagrante violazione della sovranità libanese e un palese atto di aggressione che rivela la volontà di Israele di imporre una nuova realtà militare sul territorio». Chiede perciò «l’immediato ritiro di Israele dal Libano e l’attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Anche il Qatar invita la comunità internazionale ad «assumersi le proprie responsabilità per costringere le autorità israeliane a porre fine alle loro ripetute aggressioni contro il Libano», senza però mai citare Hezbollah, che dal territorio del Libano fa partire i suoi attacchi contro Israele.
Alcuni media libanesi sembrano confermare gli auspici del ministro italiano Tajani, e parlano della possibilità che il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, potrebbe annunciare presto un nuovo accordo di cessate il fuoco per il Libano, in particolare dopo la nuova sessione negoziale fra Beirut e Gerusalemme prevista domani.