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 2026  maggio 31 Domenica calendario

Milano, il restauro del toro in Galleria cancella i testicoli

«Perché il toro è diventato un bue?». «Il restauro ha fatto sparire gli attributi»; «Giallo a Milano»; «Restauro o rattoppo?». La foto postata sabato sui social dall’assessore Marco Granelli, per annunciare il termine del restauro al celeberrimo mosaico del toro in Galleria Vittorio Emanuele, si è trasformata in un boomerang. Quattrocento i commenti, una valanga gli sfottò. La materia del contendere sono i testicoli del toro, a cui è legato il rito propiziatorio compiuto ogni anno da migliaia di turisti ( e non solo). Tre giri schiacciando i testicoli dell’animale, per accaparrarsi fortuna o fertilità. Perfino George Clooney e la moglie Amal Alamuddin, a febbraio, lo avevano compiuto, fra gli applausi dei passanti.
Il problema è che i testicoli, dopo il restauro, sembrano «spariti». I colori sono più delicati, la forma accennata e molto meno distinguibile rispetto a come appariva l’opera fino ad alcuni anni fa. Le foto del prima e del dopo rimbalzano nei commenti, fra aspre critiche e insulti, nonché la contestazione dell’investimento economico (5 mila euro). «Un toro fluido, segno dei tempi»; «Le censure del mutandone sulle statue»; «rappezzo mediocre con cromie sbagliate» è il tono medio dei commenti.
In realtà, specificano dal Comune, gli attributi del toro ci sono e sono stati restaurati con tessere realizzate con marmo rosa, ripristinando così il colore originale del mosaico (nella foto a destra). Nell’ultimo intervento del Comune, risalente al 2017, era stato utilizzato un marmo più scuro, per indisponibilità del marmo originale di Asiago.
Certo è che il rito scaramantico ha reso il mosaico uno dei simboli di Milano. E, per farne capire la portata basti sapere che, in meno di dieci anni i testicoli si sono affossati di circa 2,5 centimetri generando un buco in cui si sono letteralmente polverizzate le tessere rosa di marmo. La tradizione è nata il 30 dicembre 1877, pochi giorni prima dell’inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele II. All’epoca Torino era capitale d’Italia: da qui il simbolo del toro, in campo azzurro, colore dei Savoia. Anche il rituale portafortuna di girare col tallone del piede destro sopra gli attributi del toro sarebbe quindi uno sfottò, verso la città sabauda. In origine, per funzionare doveva essere svolto a mezzanotte del 31 dicembre. Col passare dei decenni l’usanza si è sempre più diffusa, soprattutto tra i turisti, e ora il Comune costretto periodicamente a restaurare il mosaico, «massacrato» dall’usura costante dei talloni di migliaia di persone.
Il mosaico è ancora transennato e coperto e entro pochi giorni tornerà ad essere a disposizione di chi cerca fortuna o solo divertimento. Il Comune non intende proibire l’amato rito, anche se comporta periodiche spese. Il restauro è stati affidato a Gianluca Galli, restauratore in materiali lapidei con un’esperienza ventennale in questo settore.