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 2026  maggio 31 Domenica calendario

L’Idf annuncia di avere ripreso il castello di Beaufort

Fosse un film come poi è realmente stato sarebbe sicuramente facile pensarlo nel genere war movie. Ma la realtà rischia di essere meno attraente della scenografia.
Torna al centro della guerra il Beaufort. Diventato anche uno dei simboli della presenza di Hezbollah nel Sud del Paese, in un’area strategica fra il confine con Israele, le alture del Golan e la direttrice verso la Siria, da ieri la fortezza crociata che domina il Libano meridionale e da secoli teatro di battaglie è passata nuovamente sotto controllo dell’Idf.
Con l’enfasi che la guerra riserva alle battaglie più simboliche che altro, ieri l’Idf ha annunciato di aver preso il controllo della montagna sulla cui sommità sorge il Castello dell’Alta Roccia, il Qalat al-Shaqif in arabo, nei pressi di Nabatiyeh. Il valore militare non sfugge anche all’occhio più inesperto: da quel punto si domina un ampio tratto del Libano meridionale e si controllano vie di passaggio considerate cruciali anche per i movimenti e i rifornimenti delle milizie sciite.
 
Secondo la ricostruzione israeliana, la conquista è arrivata dopo giorni di combattimenti e raid nei villaggi circostanti, in un’area impervia, ricca di anfratti e postazioni che negli anni hanno favorito l’attività di Hezbollah. Il portavoce arabo dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha diffuso su X una fotografia di soldati davanti alla fortezza; il ministro della Difesa Israel Katz ha poi sostenuto che sulla rocca sia stata issata una bandiera israeliana.
Indietro di quasi mezzo secolo, l’esercito israeliano aveva già conquistato Beaufort nel 1982, durante la prima guerra del Libano, mantenendone il controllo fino al ritiro del 2000. Katz ha richiamato esplicitamente quella memoria, parlando di un ritorno sulla cima di Beaufort «quarantaquattro anni dopo l’eroica battaglia» e nel giorno in cui si commemorano i caduti di quella campagna. 
Arroccato sopra il Litani, il castello di Beaufort domina da secoli una delle soglie più sensibili del Libano meridionale. Costruita dai crociati nel XII secolo su fortificazioni più antiche e passata nei secoli dalle armate di Saladino ai mamelucchi, dagli ottomani al mandato francese, fino all’Olp e poi all’esercito israeliano, la fortezza è snodo militare. Non a caso l’operazione israeliana si è concentrata sulla cresta di Beaufort e nella valle del Suluki, mentre l’avanzata si è spinta oltre il Litani, arrivando secondo la ricostruzione israeliana fino a pochi chilometri da Nabatiyeh.
La presa della fortezza rappresenta poi la più profonda incursione israeliana in Libano degli ultimi decenni e si inserisce nella campagna condotta per allontanare Hezbollah dalla linea di confine e ridurre le minacce contro le comunità del nord di Israele: non solo il rischio di infiltrazioni, ma anche il fuoco anticarro, i lanci indiretti e l’impiego crescente di droni.
Dai film ai manuali militari. Se per i vertici israeliani Beaufort può essere un successo tattico, perché colpisce un’area che fino a tempi recenti sarebbe stata utilizzata dalle milizie sciite per nascondere e trasferire armi e rifornimenti, anche grazie alla prossimità con la Siria, la conquista della rocca, da sola, non appare sufficiente a cambiare il corso generale del conflitto né chiarisce quale sarà, sul medio periodo, la capacità di sopravvivenza e riorganizzazione di Hezbollah.
Non si combatte più con cavalli e lance. A rendere ancora più instabile il quadro oggi, la minaccia dei droni, in particolare di quelli in fibra ottica, più difficili da intercettare e capaci di mettere sotto pressione l’esercito israeliano. Nelle ultime 24 ore, secondo la ricostruzione israeliana, nel nord del Paese sarebbero scattati quasi 200 allarmi per droni e missili.
Inoltre l’offensiva israeliana arriva in una fase diplomatica ancora incerta, nonostante il cessate il fuoco nominale in vigore da aprile e a ridosso di un nuovo round di colloqui previsto al Dipartimento di Stato americano il 2 e 3 giugno. 
Per il Qalat al-Shaqif già si mobilita il mondo.  Durante la guerra del 2024 il castello aveva ottenuto una forma di protezione rafforzata internazionale insieme ad altri siti culturali libanesi, proprio nel tentativo di preservarlo dai danni del conflitto. Il ministero della Cultura di Beirut ieri ha denunciato che il Castello dell’Alta Roccia sarebbe stato colpito direttamente e avrebbe subito danni. Ma anche per Israele Beaufort è rimasto uno dei luoghi più noti dell’occupazione del Libano meridionale, al punto da avere ispirato anche il film di guerra Beaufort, incentrato sugli ultimi giorni prima del ritiro del 2000 e sul senso di logoramento e inutilità del conflitto. Un war movie, appunto. Che rischia di raccontare il vero.