Corriere della Sera, 31 maggio 2026
Rocío Muñoz Morales: «Troppo gossip, ho scelto il silenzio»
«Cucino, faccio benissimo i letti, spolvero da dio, stiro in modo incredibile... E sono single». Rocío Muñoz Morales sa anche scherzare su sé stessa. Uscita dal vortice della separazione con Raoul Bova, ieri è stata ospite al Festival della Tv di Dogliani che si chiude oggi. Non nomina mai l’ex marito, ma racconta con pudore la sofferenza che ha attraversato, senza trasformarla in un pubblico regolamento di conti: «Tutti parlavano troppo, tutti facevano troppo rumore, un rumore che mi dava fastidio e che mi costringeva a mettere le mani sulle orecchie delle mie figlie perché non ascoltassero. Il silenzio con cui “ho commentato” la vicenda è stato una scelta ponderata, di dignità. Credo che il mio silenzio sia stato più forte di molte parole: mi ha dato serenità, forza, mi ha fatto sentire diversa. In questo modo volevo contrastare il rumore inutile e cattivo che avevo intorno».
Se per il pubblico che commenta le disgrazie altrui la separazione era «il gossip dell’estate», per lei significava parlare della sua vita: «Sono voluta stare lontana dalla caciara dei social. In un modo che sembra antico ho voluto vivere il mio dolore, la mia sofferenza, la mia rinascita».
Modella, attrice e conduttrice, Rocío Muñoz Morales si è raccontata con pochi filtri, sempre con un sorriso divertito. I suoi inizi da ballerina, a 6 anni: «Mi allenavo 5 ore al giorno e studiavo in treno: sono stata 5 volte campionessa spagnola di danza, ma non avevo il fisico idoneo per diventare campionessa del mondo, che era il mio sogno». È cresciuta con un grande senso del dovere, anche grazie a una famiglia semplice: «Mio padre lavorava già a 14 anni, mia madre invece è cresciuta occupandosi dei suoi quattro fratelli. Quando studiavo un giorno presi due quaderni per insegnare ai miei genitori a scrivere, perché non avevano avuto la possibilità di imparare a farlo».
L’arrivo in Italia lo ricorda come un periodo «divertente e folle, non parlavo una parola di italiano». La prima esperienza a Roma è segnata soprattutto dalle multe: «Con la mia macchinetta sfigata passavo attraverso un varco attivo, che per me significava “vai”: mi sono arrivati 3000 euro da pagare». Il successo arriva nel 2015 grazie a Un passo dal cielo, ma soprattutto con il Sanremo di Carlo Conti: «Non sapevo chi fosse e pensavo che Sanremo fosse un festival del cinema. Mi sono presentata vestita tutta accollata, come una suora, e avevo studiato a memoria il regolamento: Carlo rimase colpito, lui non ne sapeva ancora nulla». Prima conferenza, prima gaffe: «Io sono una ragazza di strada: c’erano 1500 giornalisti che ridevano». La fortuna è stata affrontarlo in modo «inconsapevole»: «Mi ha salvato non sapere bene cosa fosse Sanremo: ci sono tornata altre due volte, ma anche se dovevo dire due cose in croce ero impanicata».
In una giornata punteggiata da incontri, il primo appuntamento è stato con il racconto dell’Italia di Aldo Cazzullo. Quindi sul palco si sono alternati Serena Dandini, Katia Follesa e Linus. Con i direttori Luciano Fontana (Corriere), Fittipaldi (Domani), Malaguti (La Stampa) e Brambilla (Il Secolo XIX), moderati da Annalisa Bruchi, il dibattito ha toccato Trump e la guerra, i media e l’intelligenza artificiale. In chiusura lo sguardo comico e pop di Giorgio Panariello.