Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 31 Domenica calendario

Il dodicenne trapanese assassino mancato non si pente

Un’azione deliberata, pianificata nei particolari e certamente condivisa con qualche «amico» del web. Non è stata una bravata. Sapeva esattamente cosa stava facendo il 12enne che, venerdì, in una scuola media della provincia di Trapani, ha cercato di accoltellare il professore di Tecnologia davanti ai compagni. Parlano di «strage sfiorata» gli inquirenti che cercano di ricostruire il contesto in cui si muoveva lo studente. Un mondo in cui reale e virtuale si intrecciano, in cui ci si nasconde dietro incomprensibili nickname e si danno voti a chi compie gesti violenti. «I’m a nice lad I guess», «penso di essere un bravo ragazzo», scriveva su TikTok lo studente che, ieri, è comparso davanti agli psicologi e alla procuratrice per i Minori di Palermo Claudia Caramanna. Non è imputabile, ma vista la gravità del fatto i magistrati valutano un suo trasferimento in una struttura specializzata.
L’audizione, condotta in un luogo protetto, è durata diverse ore. Il ragazzino non ha mostrato nessun segno di pentimento, nessun rimorso. Un atteggiamento che, insieme ai primi elementi raccolti dagli investigatori, fa sospettare che tra i suoi obiettivi non ci fosse solo il prof, riuscito a immobilizzarlo mentre brandiva due coltelli.
I messaggi
Il piano, seppure in modo solo allusivo, l’aveva annunciato in due post pubblicati su TikTok nei giorni precedenti all’aggressione. In uno, scritto in piena notte poco prima dei fatti, chiedeva di non essere biasimato per il gesto che stava per compiere, in un altro si diceva preoccupato di non essere in grado di portare a termine l’azione, di deludere, cioè, la platea dei follower che aspettavano che entrasse in azione. Il profilo dell’aspirante assassino, ancora aperto, nelle ultime ore ha raddoppiato like e commenti. Uno, particolarmente inquietante, fa riferimento al fatto che in due mesi avrebbe fallito per due volte, facendo intendere che lo studente, descritto però dai professori come brillante e non violento, non sia nuovo a gesti simili. Capire cosa ci sia di vero tra le centinaia di post pubblicati è compito degli inquirenti che hanno sequestrato il cellulare del ragazzo. Venerdì lo aveva attaccato al caschetto da bici con lo scotch e in una diretta Telegram aveva ripreso tutte le fasi dell’aggressione.
I vestiti
Prima di entrare in classe – hanno raccontato i testimoni – si era cambiato e aveva indossato una maglietta nera con scritto «me ne frego», evidente citazione di Mussolini, una mascherina di quelle usate dai muratori per coprirsi il volto e il caschetto pieno di scritte. Una mette i brividi: Columbine, chiaro riferimento al massacro alla Columbine High School di Littleton in Colorado che, nel 1999, fece 13 morti.
Su TikTok, in una delirante cronaca del suo progetto di morte, aveva postato anche la foto dell’outfit che aveva preparato per il «grande giorno». Sotto la frase «fit to go to school». E che sul web chi lo seguiva fosse a conoscenza delle sue intenzioni è chiaro proprio dai commenti a quel post. «Puoi mandarmi lo stream?», gli chiede in inglese un follower. Risposta: «Lo trasmetterò in streaming con il telefono. Userò uno di quei cosi che si usano per portare il telefono appeso al collo, oppure lo fisserò con del nastro adesivo al casco». E così ha fatto.
I commenti
Ma chi ha potuto vedere le riprese? Chi era a conoscenza del piano? Gli investigatori stanno cercando di capirlo, come cercano di accertare se qualcuno tra le centinaia di contatti dello studente abbia potuto spingerlo a portare a termine l’azione. Di una cosa però chi indaga è sicuro: non si trattava di una challenge social. Faceva sul serio. «Le prime testimonianze ci lasciano pensare che sia stato spinto ad aggredire. E quello che ho letto nei commenti sulle chat che frequentava, lo invitavano proprio a uccidere», dice il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. E in effetti il ragazzino viene incitato ad andare avanti, in altre gli si augura buona fortuna. Altri, ancora appreso il fallimento dell’aggressione, lo irridono chiamandolo Larp, espressione gergale che significa «inconcludente» e assegnandogli un macabro zero. Valditara ha poi richiamato i dati sulle aggressioni al personale scolastico: 72 episodi nell’anno scolastico 2023-2024, 52 nell’attuale.