Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 31 Domenica calendario

Cina, giustiziato l’avvocato Xun. Avvelenò il suo capo come in «Breaking Bad»

Come si dice Breaking Bad in cinese, ovvero diventare cattivo come raccontato nella celebre serie televisiva? Già, perché un avvocato di Shanghai è da poco finito al patibolo per aver ucciso – avvelenandolo – un miliardario con il quale aveva avuto una disputa di lavoro. Il protagonista è stato paragonato ai contro eroi dello sceneggiato perché, in uno di quei giochi del destino dove la fantasia entra di prepotenza nella realtà, le scene immaginate per lo schermo sono state adattate alle sue azioni criminali.
L’avvocato si chiamava Xu Yao. La vittima, Lin Qi, era un ricchissimo produttore di videogiochi – sua la compagnia Yoozoo Games – che deteneva i diritti del romanzo «Il problema dei tre corpi», trasformato in un successo planetario proprio da Netflix. Nel 2020, Xu, irritato per una questione di denaro, si mise in testa che Lin doveva in qualche modo pagare per il suo «egoismo». In fin dei conti, era tutto merito suo, del suo lavoro di procuratore legale, se quell’uomo già fin troppo ricco era riuscito ad assicurarsi i diritti sulla trilogia di Liu Cixin che esordisce giusto con «Il problema dei tre corpi», una storia di fantascienza che ha avuto un successo enorme in Cina negli anni scorsi. Ed era stato lui, dopo averlo messo a capo della divisione societaria destinata a gestire l’opera, a rimuoverlo senza spiegazioni.
Per «fargliela pagare», Xu ha scelto una strada percorsa (senza troppo successo), proprio dal protagonista di «Breaking Bad»: Walter White (sullo schermo un magnifico Bryan Cranston), ex insegnante di chimica diventato produttore di metanfetamina che avvelena con la ricina una rivale in affari. L’avvocato, senza problemi di mezzi, allestisce il suo «laboratorio privato». Impara facendo ricerche su Internet come preparare micidiali pozioni. Le prova su cani, gatti e topi e finalmente, soddisfatto dei risultati, trasforma le polverine velenose in pillole dall’aspetto innocuo che consegna al povero Lin come fossero integratori capaci di fargli recuperare una forma smagliante.
Che motivo aveva il manager di diffidare del suo avvocato? Così, una dose alla volta, Lin Qi si è avvicinato alla fine senza sospettare nulla. Un giorno, sentendosi svenire al volante, l’uomo ha chiamato i soccorsi ed è stato trasportato in ospedale, dove i medici non hanno potuto salvarlo: il suo corpo era stato travolto dalle sostanze velenose – soprattutto cloruro di metilmercurio – oltre il punto di non ritorno. Il 25 dicembre 2020 il suo cuore aveva cessato di battere: ai medici era bastata l’autopsia per identificare la causa del decesso; alla polizia di Shanghai è servito un po’ più di tempo per identificare l’omicida. Che peraltro doveva sentirsi davvero immune dalla punizione perché nel frattempo aveva provato ad avvelenare altri colleghi, almeno quattro, inserendo veleni in bibite e tè. Per loro tanta paura ma le cure tempestive hanno fatto effetto. Xu, invece, è stato arrestato, condannato e giustiziato. A proposito, Breaking Bad, in cinese, si dice: Jueming dushi.