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 2026  maggio 31 Domenica calendario

Energia, Fitto e l’uso dei fondi Ue: le critiche? Polemica solo italiana

Mentre resta aperta la partita fra il governo italiano e la Commissione Ue per ottenere più margini di bilancio e finanziare così nuovi interventi contro il caro energia, è polemica sulla soluzione suggerita dal vicepresidente della stessa Commissione, Raffaele Fitto, di utilizzare le risorse che la Ue concede per i fondi di coesione. Le Regioni, prime beneficiarie degli stessi, sono abbastanza contrarie. Non solo quelle guidate dal centrosinistra, ma anche diverse Regioni governate dal centrodestra si trincerano dietro la formula che queste risorse sono destinate al riequilibrio territoriale e non andrebbero dirottati.
Contrarie, ovviamente, le opposizioni, con il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, che tuona: «Giù le mani dai fondi di coesione, tassino invece gli extra profitti». Un fuoco di sbarramento al quale ieri ha risposto proprio Fitto (FdI). «Leggendo alcune dichiarazioni sembra che la Commissione stia imponendo lo spostamento delle risorse, ma non è così». La scelta è volontaria, ribadisce l’ex ministro degli Affari europei: «Ogni Regione o Stato membro è libero di decidere». Per questo Fitto trova «singolare» la polemica in corso. Il vicepresidente della commissione Ue ricorda inoltre che le riprogrammazioni dei fondi non sono una novità: «Pochi mesi fa abbiamo concluso una revisione complessiva da 35 miliardi a livello europeo e l’Italia ha utilizzato circa 7 miliardi» per scopi diversi da quelli inizialmente previsti.
Le revisioni vengono fatte spesso negli ultimi anni del ciclo di programmazione (quello in corso è il 2021-27) anche per non perdere parte delle risorse in seguito a incapacità delle Regioni di realizzare gli interventi previsti. Anche stavolta, rispetto a un totale di circa 74 miliardi di euro tra risorse europee e nazionali ripartite su quattro fondi (Fesr, Fse+, Jtf e Feampa) l’Italia ne ha spesi nel migliore dei casi solo il 18% (Fse+) e nel peggiore poco più del 2% (Jtf). Oltre che lenta la spesa è spesso frammentata in microprogetti di scarso interesse. Aspetti questi stigmatizzati anche dal successore di Fitto nel governo Meloni, il ministro Tommaso Foti: «Alcune Regioni dovrebbero capire che i fondi di coesione non sono fatti per finanziare la sagra del formaggio o del salame». A sostegno della proposta Fitto anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che si è comunque augurato un sì della Commissione alla richiesta formalizzata da Meloni di poter spendere in deficit le somme autorizzate per la difesa anche per l’energia. Su questo Fitto ha assicurato che la commissione sta lavorando «con spirito costruttivo». Ma a Palazzo Chigi non si fanno illusioni. Mercoledì Bruxelles dovrebbe ufficializzare il no alle richieste di Meloni. A quel punto i fondi di coesione tornerebbero utili, insieme a un’ultima riprogrammazione del Pnrr, cui non a caso ha fatto riferimento lo stesso Fitto, per dirottare altre risorse sul caro energia. Anche Paolo Gentiloni, ex commissario Ue per l’Economia, non crede che Bruxelles concederà la deroga al Patto di stabilità chiesta da Meloni ma, al massimo, qualche spazio di flessibilità. Poi, una nota personale: «Nel Pd mi sono trovato meglio in altre stagioni, ma non mi passa per la testa di lasciarlo».