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 2026  maggio 31 Domenica calendario

Iran, Hegseth: «Se serve riparte la guerra». Trump ancora contro il Papa

Nei giorni scorsi l’Iran ha lanciato un missile balistico contro una base americana in Kuwait: una fonte ha rivelato ieri a Bloomberg che sono stati lievemente feriti cinque americani tra cui militari e contractor. Il missile iraniano Fategh-110 è stato infatti abbattuto dalla difesa aerea del Kuwait, ma i resti sono caduti sulla base aerea Ali Salem. L’attacco ha danneggiato seriamente un paio di droni MQ-9 Reaper, che costano circa 30 milioni di dollari ciascuno.
Intanto continua lo stallo sul memorandum d’intesa che riaprirebbe lo Stretto di Hormuz, prolungherebbe la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran e aprirebbe i negoziati sul programma nucleare. Dopo una riunione di due ore venerdì nella Situation Room della Casa Bianca, il presidente non ha fatto alcun commento anche se aveva precedentemente affermato che un accordo era vicino. Poi ieri sera Trump su Truth è tornato ad attaccare Leone XIV: «Qualcuno dovrebbe spiegare al Papa che il sindaco di Chicago (che era in Vaticano, ndr) è un inutile e che l’Iran non può avere un’arma nucleare!».
Trump vuole concessioni maggiori già nel memorandum sulla rinuncia dell’Iran al suo programma nucleare e alle riserve di uranio arricchito, due temi definiti dalla Casa Bianca «linee rosse» insieme alla riapertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto al suo omologo omanita che Washington deve rinunciare alle sue richieste eccessive ed evitare di «prendere posizioni contraddittorie». L’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della rivoluzione, cita funzionari anonimi che definiscono i commenti di Trump «un misto di bugie e verità» e una «falsa esibizione di vittoria» sulla base di «dichiarazioni infondate». In particolare Teheran sostiene che lo scongelamento di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani deve avvenire «immediatamente», già nel memorandum di intesa, mentre la Casa Bianca lo dichiara possibile solo dopo l’accordo sulle «linee rosse». I pasdaran insistono che sono loro a mantenere il controllo dello Stretto, ma ieri Washington ha fatto sapere di aver colpito una nave battente bandiera gambiana che aveva cercato di forzare il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani.
Trump rimarrà «paziente» nella ricerca di un accordo con l’Iran, ha detto il segretario della Difesa Pete Hegseth a Singapore, dove si trovava ieri per la conferenza Shangri-La con altri leader, diplomatici e funzionari della Difesa. Hegseth ha affermato di aver parlato ieri mattina con Trump. «Voleva che ribadissi quanto sarà paziente nell’assicurarsi che l’America, in questa impresa storica (la guerra in Iran, ndr), ottenga un accordo buono, grandioso», che garantisca che il regime di Teheran «non abbia un’arma nucleare». Hegseth ha aggiunto che, se un buon accordo non sarà possibile, Washington è pronta a ricominciare la guerra.
Il segretario della Difesa ha poi assicurato che Washington resta impegnata nel Pacifico, che ha «profonde implicazioni per la sicurezza e prosperità americana» ma ha anche ammorbidito i toni anti-Cina rispetto all’anno scorso, in linea con il recente summit tra Trump e Xi Jinping. La priorità è «raggiungere un equilibrio di potere duraturo e favorevole nel Pacifico» e «non c’è cambiamento nello status» su Taiwan, ha aggiunto Hegseth. Ma «ogni decisione sul futuro della vendita delle armi a Taiwan dipende dal presidente». Ha insistito poi che gli alleati devono aumentare le spese per la Difesa: «Abbiamo bisogno di partner, non di protettorati». Su questo aspetto, ha elogiato diversi Paesi asiatici e criticato gli europei (senza nominare alcun Paese in particolare) definendoli «distratti dalla vuota retorica globalista sull’ordine internazionale basato sulle regole». «I nostri partner in Asia capiscono da tempo che le fondamenta di una partnership duratura non sono valori idealistici ma un allineamento concreto di interessi nazionali. Quando gli interessi divergono, ci adeguiamo in modo pragmatico, senza drammi e moralismi. Penso che l’Europa occidentale dovrebbe imparare: questa è una mentalità che abbracciamo completamente».