Corriere della Sera, 30 maggio 2026
Legge elettorale, La Russa in pressing. Primarie, Conte rilancia: facciamole
«Non capisco perché, visto che tutti i segnali danno una possibilità di vera competizione tra il centrodestra, molto coeso, e il Campo largo, ancora qualcuno preferisca una legge elettorale che rende molto probabile un pareggio, piuttosto che giocarsela: meglio fare opposizione che le ammucchiate. Spero si trovi un’intesa». La sollecitazione arriva dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. Ma la legge elettorale resta terreno di scontro.
I leader delle opposizioni che respingono in toto la riforma, agitano un sospetto: «Vogliono andare al voto in autunno», è la tesi di Angelo Bonelli. La nuova formula individuata da Fdi, FI, Lega e Noi moderati, peraltro, prevedendo l’indicazione obbligatoria del leader di ogni coalizione, costringe il centrosinistra ad accelerare la scelta del proprio frontman. E su questo il presidente del M5S, Giuseppe Conte, ieri ha ribadito la sua posizione. «Ormai da tempo si parla di primarie. Se passerà la legge elettorale, possono essere una soluzione che viene incontro alla tanta voglia di partecipare, anche dei giovani, come dimostrato dal referendum. Ma le primarie si faranno a tempo debito. Prima il progetto, poi la front woman o il front man». E sui tempi Conte rimanda la palla nel campo avversario. «Siamo in ritardo? Questi rimangono incollati alla poltrona. Se si anticipa il voto compatteremo i tempi».
Il pressing per la discussione della riforma elettorale, che arriverà in Aula il 26 giugno, non suscita solo la protesta delle opposizioni contrarie. La stessa Azione, che pur aveva avviato un dialogo, dà un aut aut. «Le regole del gioco si scrivono insieme – ammonisce Ettore Rosato che ha firmato la legge in vigore —. Qui ci troveremmo di fronte a un testo voluto, scritto e che sarà votato solo dalla maggioranza. Temo che ci metteranno anche la fiducia. La colpa è anche dell’opposizione che non ha voluto mettersi lì e provare a cambiare qualche cosa».
Ma l’accelerazione provoca tensioni (e il sospetto di una corsa verso il voto) anche tra le forze di maggioranza. Si moltiplicano infatti le voci di passaggi da un partito all’altro: quotatissima è la formazione di Roberto Vannacci Futuro nazionale. Che per la prossima settimana dovrebbe annunciare 4 nuovi ingressi alla Camera. Si parla di due ex leghisti, oggi con FI, Davide Bergamini e Attilio Pierro, e forse di un altro leghista, dopo Laura Ravetto, già transitata con Fn. Proprio nel Carroccio, che nel 2022 strappò un alto numero di parlamentari grazie ai collegi uninominali e rischia un significativo ridimensionamento, si coglie un’agitazione crescente. E il generale punge: «La riforma elettorale non reintroduce le preferenze, a differenza di quanto promesso da Meloni. È un’altra presa in giro».