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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

In Italia 2,5 milioni di uomini inattivi

Gli uomini adulti sono da sempre considerati la categoria vincente del mercato del lavoro. Ed effettivamente lo sono rispetto ai giovani e alle donne, alle quali viene quasi sempre affidato il lavoro di cura. L’identità maschile si è costruita intorno all’essere “breadwinner”, o in altre parole “colui che guadagna il pane”, generando profonde conseguenze anche per quanto riguarda le aspettative sociali. Non è un caso, allora, che il fenomeno degli uomini adulti inattivi, ovvero che non lavorano e non cercano lavoro, sia quasi invisibile a livello sociale e istituzionale. Eppure, in Italia se ne contano quasi 2 milioni e mezzo.
Si tratta del più basso tasso di attività tra i Paesi dell’Unione europea. Nello specifico, nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 64 anni, il tasso di inattività maschile è pari al 25,3%, mentre tra i 25 e i 34 anni si attesta al 17,8%. La ricerca “Imperfetti sconosciuti”, coordinata da Laura Zanfrini, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, offre un’analisi del fenomeno non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche storico, psicologico e sociologico.
Lo studio evidenzia cinque profili diversi di uomini inattivi, un numero che fa comprendere quanto il fenomeno sia sfaccettato. La prima categoria sono gli inattivi caregiver, che rappresentano il 10,7% del campione. In questi casi spesso l’inattività è una condizione forzata. Sono uomini con discrete risorse formative e un passato professionale «tipico», che spesso desiderano ricominciare a lavorare non appena possibile.
Poi ci sono gli inabili al lavoro, il 12,3% del campione. Anche in questi casi, l’inattività è una condizione forzata. Il 62,7% di loro ha una bassa scolarizzazione e il 70% vive in una condizione economica inadeguata. Si tratta di un gruppo vulnerabile, sia per le condizioni fisiche, sia per il livello di istruzione e formazione. Il terzo profilo corrisponde agli inattivi per scelta, anch’esso pari al 12,3%. È un gruppo generalmente ben istruito, con circa il 60% di laureati, e in una condizione economica privilegiata. Sono persone che hanno scelto di uscire dal mercato del lavoro rinunciando a professioni spesso qualificate.
Gli ultimi due profili hanno dimensioni decisamente più significative e allo stesso tempo hanno una composizione più eterogenea. Gli stabilmente inattivi, che corrispondono al 30,8% del campione, sono persone che si ritrovano in quella condizione da molto tempo: oltre i due terzi lo sono da più di cinque anni. Questo però è spesso legato al loro coinvolgimento nell’economia sommersa: il 55,9% dei casi. Oltre la metà presenta percorsi scolastici incompiuti. Hanno un’elevata capacità lavorativa, ma in 9 casi su 10 non cercano un lavoro.
Infine, ci sono gli inattivi sfiduciati. Si tratta del cluster più numeroso: il 33,9% del campione. Il 39,8% di loro afferma di non cercare lavoro per via dei tentativi falliti o la mancanza di opportunità e quasi tutti hanno una situazione economica svantaggiata. Anche in questo caso, spesso si tratta di una condizione di lunga durata.