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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Cina, gli over 65 “scavalcano” i ragazzi

È un sorpasso carico di risonanze e non solo simboliche. La struttura della popolazione cinese cambia e cambia velocemente. E il mutamento è destinato a mettere sotto pressione l’intero tessuto sociale del gigante asiatico: dalla capacità produttiva al sistema pensionistico, passando per la “tenuta” della istituzione famiglia. Per la prima volta dal 1949, gli over 65 hanno sorpassato i bambini sotto i 14 anni: il 15,87% della popolazione i primi, il 15,25% i secondi. Cinque anni prima, il censimento del 2020 aveva rilevato il 13,50% di persone di età pari o superiore a 65 anni contro il 17,95% di età compresa tra 0 e 14 anni, un divario di oltre quattro punti percentuali a favore dei bambini, a dimostrazione della rapidità con cui la curva demografica si è invertita. I dati, come riportato dal South China Morning Post, sono stati estrapolati da un “mini-censimento” di novembre che ha coinvolto oltre 20 milioni di persone.
Il dimagrimento fa sentire i suoi effetti a tutti i livelli. Si contrae la popolazione adulta: la fascia di età compresa tra i 15 e i 59 anni rappresenta il 61,89% della popolazione, in calo rispetto al 67,33% di dieci anni fa. E si contrae la famiglia: la media dei componenti dei nuclei familiari alla fine dello scorso anno era di 2,52 persone, rispetto alle 3,10 di dieci anni fa
. La riduzione riflette «un aumento significativo delle famiglie composte da una o due persone, segno di un’intensificazione delle tendenze al non matrimonio e all’assenza di figli», ha spiegato al South China Morning Post, il demografo He Yafu. L’aumento della popolazione anziana e la tendenza verso famiglie più “ristrette” stanno «esercitando un’enorme pressione sul modello tradizionale di assistenza familiare».
La fotografia della “salute” demografica del Paese è impietosa. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica, il numero totale di nascite è sceso a 7,92 milioni nel 2025, il livello più basso mai registrato, e la popolazione si è ridotta di 3,39 milioni, attestandosi a 1,405 miliardi di persone. Le previsioni sono fosche. Per gli economisti del Rhodium Group, il gigante asiatico perderà quasi 60 milioni di persone nel prossimo decennio, all’incirca la popolazione della Francia. Il problema più grave «potrebbe essere il colpo ai fondi della previdenza sociale. Lo scorso anno, i sussidi fiscali ai fondi di previdenza sociale hanno raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di yuan, pari al 10,1% della spesa di bilancio generale». Se vero che l’obiettivo di combattere l’inverno demografico ha scalato la classifica delle priorità di Pechino, i risultati continuano a latitare. La Commissione Nazionale per la Salute ha esortato le amministrazioni comunali a ridurre gli oneri finanziari legati al parto, alla cura dei figli e all’istruzione, e ha invitato i datori di lavoro ad aiutare i lavoratori a conciliare lavoro e famiglia. Una campagna designerà ogni tre anni 40 città e 200 luoghi di lavoro come favorevoli alla maternità. La Reuters ha fatto i calcoli: la spesa totale di Pechino per incentivare le nascite nel 2026 si aggirerà intorno ai 180 miliardi di yuan (25,8 miliardi di dollari). L’obiettivo, sbandierato da Pechino, è costruire nei prossimi cinque anni una “società a misura di parto”.
Sarà il tempo a dire se la Cina riuscirà a obliterare le cicatrici profonde e drammatiche del passato. Così come se le misure messe in campo saranno efficaci a superare le resistenze esistenti. Per il Mercator Institute for China Studies, «i cittadini cinesi rimangono scettici nei confronti degli sforzi del governo. La discrepanza tra i desideri delle persone e gli interventi governativi rischia di aggravare il malcontento sociale. Le pressioni demografiche sono state elevate a questione di sicurezza nazionale, calpestando la libertà di scelta».