ilmessaggero.it, 29 maggio 2026
L’IA ha superato il test di Turing: sembra un essere umano
Dopo 76 anni, una delle soglie più simboliche dell’informatica e dell’intelligenza artificiale è stata ufficialmente superata. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), i moderni modelli di intelligenza artificiale basati su Large Language Models (LLM) sono ormai in grado di superare il celebre test di Turing, risultando pressoché indistinguibili dagli esseri umani durante una conversazione.
La ricerca, firmata da Cameron Jones e Benjamin Bergen dell’Università della California di San Diego (UCSD), mostra come gli attuali sistemi di IA riescano a imitare il linguaggio umano con un livello di realismo mai raggiunto prima.
L’intelligenza artificiale supera il test di Turing
«I risultati suggeriscono che gli attuali sistemi di intelligenza artificiale possono imitare efficacemente le persone in brevi interazioni», spiegano i ricercatori, sottolineando però che questo risultato «solleva interrogativi sull’efficacia del test come misura dell’intelligenza».
Dal “Gioco dell’Imitazione” ai chatbot moderni
Il test di Turing nasce nel 1950, quando il matematico britannico Alan Turing pubblicò il saggio “Computing Machinery and Intelligence”. Nel testo introdusse il cosiddetto “Gioco dell’Imitazione”, un esperimento pensato per verificare se una macchina fosse capace di sostenere una conversazione in linguaggio naturale senza essere distinta da un essere umano.
Per oltre sette decenni il test è rimasto uno dei riferimenti teorici più importanti nel dibattito sull’intelligenza artificiale. Oggi, secondo lo studio dell’UCSD, quella frontiera sarebbe stata definitivamente superata.
Non a caso, una forma semplificata del test viene già utilizzata quotidianamente online attraverso i sistemi CAPTCHA, progettati per distinguere gli utenti umani dai bot chiedendo di riconoscere immagini, lettere o simboli.
GPT-4.5 il modello più convincente
Per verificare le capacità dei moderni LLM, i ricercatori hanno messo a confronto quattro sistemi: GPT-4.5 e GPT-4o di OpenAI, LLaMa-3.1-405B di Meta ed ELIZA, uno dei primi chatbot della storia sviluppato negli anni Sessanta al MIT. Lo studio ha coinvolto 284 partecipanti.
Ogni sessione consisteva in una conversazione testuale di cinque minuti tra un interrogatore, un essere umano e un modello di IA. Al termine, l’interrogatore doveva stabilire quale dei due interlocutori fosse umano.
In totale sono state analizzate 1.023 conversazioni. Il risultato più sorprendente riguarda GPT-4.5, identificato come umano nel 73% dei casi. Subito dietro LLaMa-3.1, con un tasso del 56%.
Molto più distanti i modelli meno sofisticati: GPT-4o si è fermato al 21%, mentre ELIZA ha raggiunto appena il 23%.
I risultati dello studio
Secondo i ricercatori, le nuove generazioni di IA non si limitano più a produrre risposte corrette, ma riescono a replicare sfumature tipicamente umane come ironia, esitazioni, tono colloquiale ed errori contestuali credibili.
Le conseguenze sociali delle “persone contraffatte”
Lo studio apre però anche scenari complessi sul piano sociale ed economico. Gli autori parlano apertamente del rischio di “persone contraffatte”: sistemi artificiali capaci di spacciarsi per esseri umani in modo convincente.
Tra le possibili conseguenze vengono citati la sostituzione di posti di lavoro, la manipolazione delle interazioni online, l’influenza psicologica sugli utenti e un progressivo indebolimento del valore delle relazioni autentiche.
«Indipendentemente dal fatto che il superamento del test di Turing significhi che gli LLM siano davvero intelligenti o simili agli esseri umani, questi risultati hanno una rilevanza sociale ed economica immediata», avvertono Jones e Bergen.