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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Indagata per sfruttamento la Caddell Construction

Non hanno trovato le porte spalancate i carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro quando sono arrivati alla futura sede del consolato generale americano di Milano. Anzi, il personale dell’ambasciata ha fatto iniziali resistenze sostenendo la tesi dell’extraterritotialità e della conseguente immunità. In mano i militari avevano un decreto d’urgenza per il controllo giudiziario dell’impresa edile che sta realizzando la struttura in piazzale Accursio.
L’accusa mossa dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici è che nel cantiere da 200 milioni di dollari lavorino operai e carpentieri indiani sfruttati. A finire indagato per caporalato è quindi il responsabile della divisione italiana della Caddell Construction, colosso del settore con sede nello stato dell’Alabama.
«I lavoratori – contestano o pm – venivano sfruttati attraverso la palese e reiterata violazione della normativa in materia di orario di lavoro, periodi di riposo, riposo settimanale e attraverso la corresponsione di retribuzioni in palese contrasto con la contrattazione collettiva nonché con la soglia di cui all’art. 36 Cost. In particolare, dopo essere stati assunti presso Caddell Construction Co. LLC attraverso il reclutamento posto in essere dalla società i Dynamic House (con sede in Nuova Delhi) a cui veniva corrisposta da parte dei lavoratori reclutati la somma di circa 500.000 rupie, venivano fatti arrivare, attraverso distacco, in Italia per la realizzazione del Consolato americano a Milano, dove venivano sfruttati corrispondendo loro retribuzioni palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà».
I militari dell’Arma hanno raccolto le testimonianze di 33 dipendenti. Tutti hanno raccontato di aver versato ai dipendenti della società di reclutamento una somma in contanti, pari a circa 5-6mila euro, per ottenere il visto per il soggiorno di lavoro. Soldi che hanno dovuto richiedere con prestiti avuti da amici e parenti.
«A dire dei lavoratori escussi, quanto firmato ed accettato in India si è rilevato totalmente difforme dalla realtà rilevando incongruenze nella mansione che avrebbero dovuto svolgere e nella retribuzione effettivamente percepita». Allo stipendio tra gli 800 e 1.400 euro, a fronte di 6 giorni su 7 per una media di 10 ore al giorno, verrebbero detratti 500 euro per l’affitto e 350 euro per il cibo della pausa pranzo.
Dalle analisi delle buste paghe è emerso che le paghe orarie sono generalmente comprese tra 1,31 euro e 1,91 euro l’ora, con ricorrenza di importi pari a 1,43 euro, 1,55 euro, 1,68 euro e 1,91 euro. «Gli operai – osservano i pm – sono costretti a lavorare con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro paese d’origine, se non sottostanno a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati. In questa situazione di para – schiavismo, difficile negare che sussistono i presupposti del caporalato».