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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Forza Italia tenta e poi ritira un emendamento per il condono

Dopo essere stato accantonato in manovra tra le polemiche, il vecchio condono edilizio del 2003 torna a riemergere in Parlamento e riaccende uno dei nervi più scoperti della politica italiana. A rilanciarlo è Forza Italia, che durante l’esame del Piano Casa ripropone una revisione della vecchia sanatoria berlusconiana, riaprendo un capitolo che maggioranza e governo avevano scelto di tenere fuori dal testo per evitare uno scontro frontale.
Il contesto è quello del decreto sull’edilizia, con cui l’esecutivo mira a razionalizzare regole e titoli abilitativi. Ma proprio all’interno di questo percorso riemerge il terreno più scivoloso: quello delle sanatorie. L’emendamento presentato da Forza Italia puntava ad accelerare la definizione delle pratiche legate al condono del 2003 e, soprattutto, ad ampliarne la portata, includendo anche immobili situati in aree sottoposte a vincoli e riaprendo i termini per nuove istanze.
La reazione delle opposizioni è stata immediata e molto dura, con critiche che intrecciano profili economici, ambientali e di equità. La segretaria del Pd Elly Schlein ha denunciato una scelta che rischia di alterare le regole del gioco: «Forza Italia, attraverso gli emendamenti al Piano Casa, tenta di riesumare il condono edilizio del 2003 voluto dal governo Berlusconi, spalancando la porta alla sanatoria anche per immobili abusivi costruiti in aree vincolate e fuori da ogni regola urbanistica. Una scelta gravissima, che rischia di cancellare il confine tra legalità e abusivismo, premiando chi ha violato le norme e schiacciando cittadini e imprese che le regole le rispettano».
Per Schlein il nodo è anche di politica industriale e territoriale: «Mentre il Paese è sempre più fragile davanti a frane, alluvioni e consumo di suolo, invece di investire su rigenerazione urbana, sicurezza e tutela ambientale si torna ancora una volta alla logica del condono e dell’impunità». Da qui la richiesta netta: «Gli emendamenti al Piano Casa vanno ritirati perché rappresentano un colpo durissimo alla legalità urbanistica e un messaggio devastante».
Sulla stessa linea le altre forze di opposizione. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha parlato apertamente di distorsione del sistema economico e di incentivo all’illegalità: «È un condono pensato per raccogliere voti: un vero e proprio voto di scambio contro i cittadini onesti».
Il Movimento 5 Stelle ha invece attaccato l’impianto complessivo del Piano Casa, collegando il tema del condono alla scarsità delle risorse stanziate: «Quando si parla di edilizia, per Meloni, Salvini e Tajani esistono solo sanatorie, condoni e scorciatoie urbanistiche varie», ha dichiarato il deputato pentastellato Agostino Santillo.
Di fronte all’escalation delle critiche, Forza Italia ha infine scelto la retromarcia, ritirando l’emendamento. A spiegare la decisione è stata la deputata Annarita Patriarca, che ha rivendicato il senso dell’iniziativa ma ha escluso qualsiasi ipotesi di nuovo condono generalizzato: «Ho presentato l’emendamento a titolo personale nell’esclusivo interesse della gente, soprattutto di quelle famiglie che vivono in contesti difficili e disagiati del territorio campano».
Patriarca ha motivato il passo indietro con ragioni politiche e procedurali: «La mia decisione di ritirare la proposta risponde alla volontà di evitare vergognose strumentalizzazioni e sterili polemiche», sottolineando la necessità di non rallentare l’iter del Piano Casa. Ma allo stesso tempo ha ribadito che il nodo resta aperto, parlando di «una piaga sociale», legata alla mancata applicazione del condono del 2003 in Campania e di un tema che «dovrà essere affrontato e risolto».
La sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa. Sul tavolo c’è anche una misura della Lega che interviene sulle lottizzazioni abusive. Già nei mesi scorsi, dopo lo stop in manovra, il centrodestra aveva tentato più volte di reintrodurre norme di sanatoria in provvedimenti diversi, segno di quanto il tema resti centrale nell’agenda politica della maggioranza. È plausibile che dinamiche simili possano ripetersi anche nei prossimi passaggi parlamentari: il condono, infatti, continua a rappresentare una leva ad alto impatto elettorale, capace di intercettare consenso in territori dove l’abusivismo è diffuso e le sanatorie vengono percepite come una risposta immediata a problemi concreti. Proprio per questo, al di là del singolo emendamento ritirato, lo scontro è destinato a riemergere.