repubblica.it, 29 maggio 2026
1 milione e 200mila giovani inglesi non studia, nè lavora
È allarme “Neet” nel Regno Unito, ossia i giovani che non studiano e non lavorano: “Così si rischia di perdere una generazione”. Un nuovo rapporto commissionato dal governo di Keir Starmer avverte che il numero dei Neet ha superato il milione per la prima volta in 12 anni e che aumenterà, da uno su otto a uno su sei, entro cinque anni, raggiungendo la quota record di 1,25 milioni di giovani, senza misure urgenti e bipartisan. Nuovi dati diffusi stamani dall’Ufficio Nazionale di Statistica britannico mostrano che tra gennaio e marzo il numero stimato di “Neet” nel Regno era pari a 1.012.000, con un aumento di 55mila persone rispetto al periodo ottobre-dicembre 2025.
La fascia critica tra 16 e 24 anni
La cifra equivale al 13,5 per cento dei giovani tra i 16 e i 24 anni, percentuale che sale al 14,4 per cento tra i maschi. Alex Milburn, ex ministro della sanità laburista e a capo del rapporto, ha dichiarato al Times: “È cruciale che ministri del governo, politici locali e datori di lavoro, tutti insieme, debbano fare di questa questione una priorità. Non possiamo semplicemente permetterci che un’intera generazione di giovani venga gettata nella discarica sociale. Il sistema di welfare britannico sta dando ai giovani un assegno, ma non un progetto di vita”.
“Il 58% dei giovani inattivi non ha mai avuto un lavoro”, è l’altro dato inquietante di Milburn. “Si tratta di un fallimento catastrofico”, ha proseguito, parlando in una conferenza stampa a Londra, “si tende a considerare i giovani più fragili, più incostanti, meno resilienti, più inclini ad attribuire tutto alla salute mentale invece di soffrirne realmente. Non è questo ciò che ho riscontrato”, ha aggiunto, sostenendo che “la vera carenza è quella di opportunità e di sostegno”.
La tempesta perfetta
Secondo Milburn, i giovani stanno affrontando una “tempesta perfetta”, dice alla Bbc, “il loro distacco dal mercato del lavoro non è più temporaneo, ma sta diventando permanente. Essere Neet può avere un “effetto cicatriziale”, con una perdita economica nell’arco della vita che si avvicina alle 300mila sterline. Ossia una casa mai acquistata, una pensione mai costruita, la speranza di una buona vita mai realizzata. Questa è più di una crisi economica: è una crisi morale”.
Milburn ha elencato i fattori che hanno causato questa situazione drammatica: meno opportunità per chi non ha esperienza; gli aumenti dei contributi previdenziali e del salario minimo, imposti dal governo laburista di Keir Starmer, che stanno mettendo sotto pressione le imprese; scuole schiacciate sui risultati degli esami piuttosto che sulla preparazione dei ragazzi al mondo del lavoro; un sistema di welfare che privilegia il sostegno al reddito invece dell’aiuto a trovare un impiego; un aumento delle diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e di altre patologie che tengono le persone lontane dal lavoro, nonostante la loro diffusione reale non abbia un riscontro empirico, a parte un effettivo aumento dell’ansia tra i giovani; i social media che danneggiano il sonno, le routine quotidiane e la salute mentale.
La revisione rivela che l’assenteismo scolastico e le espulsioni sono i principali fattori che spingono i ragazzi a diventare Neet, e che gli studenti con assenze persistenti hanno una probabilità 3,9 volte maggiore di finire fuori da istruzione, lavoro o formazione. Il rapporto evidenzia inoltre enormi differenze regionali nei livelli di occupazione giovanile. A Blackpool quasi un quarto dei giovani è classificato come Neet, mentre a Bath il tasso è inferiore a un decimo, nota il Times.
Il primo ministro Starmer ha definito il rapporto come “illuminante”. Nel suo primo anno di governo il leader britannico ha alzato i salari minimi e rafforzato le protezioni dei giovani sul mercato del lavoro (provvedimenti che potrebbero aver contribuito alla nuova valaga di “Neet”) ma allo stesso tempo ha provato a rivoluzionare il sistema del welfare, per molti versi assistenzialista oltremanica, ma la sinistra del Labour si è opposta e il premier ha dovuto fare retromarcia. La spesa annuale per sussidi “Personal Independence Payments” (Pip) destinati ai giovani tra i 16 e i 24 anni è ora pari a 3,2 miliardi di sterline l’anno, rispetto agli 1,3 miliardi precedenti alla pandemia da Covid. Il rapporto afferma inoltre che nel 2024-25, per ogni sterlina spesa in sostegno all’occupazione giovanile, circa 25 sterline vengono investite in sussidi: “È insostenibile e vergognoso”, ha dichiarato Milburn.