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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Le gang dei latinos che si contendono Milano

Vaglielo a dire ai Latin Kings di Certosa e Musocco che anche se “fanno brutto” e hanno la lacrima tatuata sotto la palpebra (significato: hai ucciso o hai subito un omicidio in famiglia) oppure i tre o i cinque puntini tatuati sugli angoli della mano (tradotto: vita spericolata o pena detentiva scontata), vaglielo a dire che Milano se la stanno prendendo quelli della Barrio 18.
Dal parco Trotter alla ragnatela di strade intorno alla stazione Centrale ci sono loro. Come un’emanazione del Rampart, il quartiere di Los Angeles dove Barrio 18 è nata negli anni ’60 con i primi immigrati salvadoregni e oggi conta qualcosa come 50mila affiliati. Poi c’è la concorrenza: spietata, brutalmente violenta. Leggi alla voce “Ms”, acronimo della Mara Salvatrucha, o anche solo Mara 13. I suoi “mareros” si distinguono per i tatuaggioni con la Madonna Vergine di Guadalupe. Nel perfetto sincretismo estetico delle gang latine sono abbinati a disegni di coltelli, pistole, e l’iconografico machete. Undici anni fa, con il coltellaccio agricolo usato dai contadini in America Latina, un membro della Mara stava tranciando il braccio a un capotreno di Trenord alla stazione di Villapizzone.
Chiudono il poker i Trinitarios. Anche loro teatralmente devoti a una fede distorta, intossicata: un Dio, una Trinità cattolica e non si capisce bene quale sia essendo i Trinitarios più famosi per risse selvagge, consumo e spaccio di crack e estorsioni. Le pandillas di Milano. Gang latinoamericane “di derivazione” e di “emulazione”, come spiegava bene Luca Queirolo Palmas. Docente di sociologia delle immigrazioni all’Università di Genova, uno dei massimi esperti nel nostro Paese: «Se si vuole capire il fenomeno – anche nelle sue conseguenze violente – bisogna provare a leggerlo andando oltre il mainstream e seguendo una prospettiva alternativa che racconti ciò che caratterizza oggi queste organizzazioni: resistenza alla subalternità, mutuo aiuto e riconoscimento culturale. Nelle esperienze di socialità va colto il segno di nuove culture giovanili transnazionali».
Quito chiama, Milano risponde. Da Guayaquil all’hinterland meneghino le ibridazioni culturali e l’estetica pandillera – che hanno certamente anche una funzione di socialità comunitaria aggregativa – possono però diventare crimine, sangue, morte. Ultima croce, quella di Gianluca Ibarra Silvera. Forse, stiamo alle parole del padre («L’ho riconosciuto dai tatuaggi»), ucciso dal capo della Ms13. Forse anche lui, il killer, nato in Italia da una famiglia originaria delle terre dalle quali “pandillas” e “naciones” hanno figliato. Clonando strutture e aprendo succursali in Europa. Milano, Genova, Barcellona sono le città del Vecchio Continente a più alta densità di bande di latinos.
Nel capoluogo lombardo iniziano a impattare – anche sulle cronache – nei primi Duemila. In origine furono i Latin Kings. Gerarchia verticale, a piramide. Tipo mafia. Un re che decide equilibri e destini, sotto, gli altri. Poca epica, lontanissimi in tutti i sensi i primi vagiti a Chicago dove i Latin facevano del bene per le comunità più fragili. I novizi che ne entrano a far parte, a Milano come a Genova, devono sottoporsi al rito battesimale delle botte di gruppo. «Se resti in piedi e resisti sei pronto per essere uno di noi», raccontò nel 2023 un Latin arrestato a Milano dalla polizia. Vida loca. Due maschere tatuate sul petto il cui significato è “ridi ora e piangi dopo”, i numeri simbolici istoriati in caratteri gotici sulle dita e sull’addome; il linguaggio dei segni mutuato dalle gang nere nordamericane.
I “mareros”, tra Milano e Genova, sono censiti spannometricamente in quasi 3mila unità. Il Re era Luis Alonso Rodriguez Hernandez, arrestato nel 2017 dalle parti di Lomazzo, le corna del diavolo sulla schiena. Poi ci sono le altre tre sigle, Latin King, Barrio 18 e Trinitarios. Le radici in Perù, Ecuador, Salvador, Repubblica Dominicana, i corpi qui.
«La maggior parte dei componenti di queste gang oggi sono nati in Italia», ragiona un investigatore. Giovani, giovanissimi. Tanti sotto i 18 anni. Il che può essere un problema nel problema, «perché disarticolarli è più complicato. E poi sono molto omertosi».
Quindici marzo 2019. A San Giuliano Milanese viene scoperto il cadavere di Odir Ernesto Barrientos Tula: è uno dei leader storici della “Mara” a Milano. Le indagini accerteranno che ad ucciderlo sarebbero stati due affiliati che gli avevano teso un trappolone. Otto anni prima a Cinisello Balsamo ammazzano un Trinitarios. Violenza cieca, violenza pianificata. Nel 2014 la Squadra mobile arresta 12 membri. Uno aveva subito un lutto violento in famiglia. Quando lo hanno ammanettato non ha pianto. Però aveva la lacrima tatuata sotto l’occhio.