la Repubblica, 29 maggio 2026
L’annuncio su Ebola: “Un vaccino entro l’anno”.
“Perché dopo 19 anni di questa malattia ancora non abbiamo vaccini e medicine? Se fosse comparsa in Europa o Stati Uniti sicuramente sarebbero stati messi a punto”. Jean Kaseya, direttore dei Centres for Disease Control (Cdc) Africa, l’istituto per le malattie infettive del continente, non trattiene la rabbia. Ieri ha fatto il punto sull’epidemia di Ebola (in particolare del ceppo Bundibugyo, comparso nel 2007) scoppiata in Repubblica Democratica del Congo e Uganda. “Africa Cdc farà in modo che avremo un vaccino entro la fine del 2026” ha promesso. “Abbiamo già dei candidati su cui lavorare”.
Il 5 maggio i primi casi hanno destato attenzione nel nordest della Repubblica Democratica del Congo. Il 16 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato Ebola un’emergenza sanitaria internazionale. “Oggi abbiamo 1.077 casi sospetti e 256 decessi” ha detto Kaseya. L’allarme è scattato quando c’erano già 250 casi: “Troppo tardi”.
Bundibugyo è infatti la più rara fra le sei specie di Ebola. I test a forma di stick usati nella provincia colpita, l’Ituri, non la riconoscono e per settimane hanno restituito risultati negativi permettendo al virus di circolare. Ci sono voluti test più sofisticati eseguiti a Kinshasa per confermare l’epidemia.
“Siamo ancora nella fase attiva dell’epidemia, i casi aumenteranno” ha riconosciuto Kaseya. I focolai si concentrano in Congo. Ci sono poi 8 casi in Uganda e 11 paesi vicini sono considerati a rischio, ma non hanno contagi.
“Ho viaggiato a Bunia, epicentro dell’epidemia, ho visitato gli ospedali e ho parlato con la gente del luogo. Quello che mi ha colpito è stata la profonda sfiducia nei confronti dell’occidente” ha proseguito il direttore dei Cdc Africa.
“Il 25 maggio abbiamo ricevuto promesse di finanziamento per 500 milioni di dollari. Da allora la cifra è scesa a 290 milioni. Non possiamo permetterci di affrontare questa epidemia senza risorse, solo con dichiarazioni politiche. Il trattamento che i paesi occidentali stanno riservando all’Africa è inaccettabile” si è sfogato Kaseya, riferendosi alle promesse ritrattate di alcuni paesi.
Alcuni vaccini contro Ebola esistono, ma sono efficaci solo per due ceppi più diffusi, Sudan e soprattutto Zaire, responsabile della più grande epidemia fra 2014 e 2016, con 24mila casi e 11mila decessi. All’inizio dell’epidemia l’Oms ha spiegato che per mettere a punto un vaccino contro Bundibugyo potrebbero essere necessari fra i sei e i nove mesi.
Il candidato più promettente, secondo l’organizzazione di Ginevra, è stato messo a punto da Iavi (International Aids Vaccine Initiative), una non profit che ha sede negli Stati Uniti, nata trent’anni fa per mettere a punto un vaccino contro all’Hiv, ma che lavora anche ad altre malattie. Secondo l’Oms serviranno 7-9 mesi prima che il loro candidato vaccino sia pronto per le sperimentazioni sugli esseri umani (che hanno bisogno a loro volta di qualche mese).
Al virus Bundibugyo sta lavorando poi l’università di Oxford in collaborazione con il Serum Institute indiano. Il loro vaccino potrebbe essere pronto per i test in due o tre mesi, ma dovrebbe a quel punto affrontare i test di tossicità, prima di essere sperimentato sugli esseri umani.