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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Cos’è tormentone Six-Seven

Se digitate su Google le parole «six-seven», sul monitor sbucherà una serie di contenuti. Di diverso dal solito, però, c’è che lo schermo per qualche secondo ballerà. Effetto mal di mare assicurato. Colpa (o merito) del «6-7», «six-seven» in inglese, fenomeno che sta spopolando tra la generazione Alfa (i nati dal 2010 a oggi). Ragazzini di ogni Paese provano un gusto ingiustificato a pronunciare queste due parole con la mimica dei due piatti della bilancia che si alzano e si abbassano. Il tormentone è arrivato perfino in Vaticano. Il 16 maggio, durante l’incontro di Leone XIV con 600 cresimandi di Genova, un gruppo di adolescenti, incoraggiato dal prete influencer don Roberto Fiscer, ha salutato il pontefice al grido di: «Six-seven!», agitando i palmi delle mani. Il Papa, dopo un momento di perplessità, ha replicato imitando il gesto. Il «meme», come usa dire dei piccoli video che diventano virali, ha fatto il giro del mondo. E il 23 maggio, ad Acerra, Prevost ha replicato il saluto sulla Papamobile.
Non c’è più religione? Manteniamo la calma. E andiamo alle origini del fenomeno. Inutile avventurarsi nella ricerca di possibili significati. Per la sociolinguista Vera Gheno si va dal «vabbè» a «ok» a «nessun significato». Una cosa pare certa: gli studenti hanno capito il potenziale diabolicamente snervante del tormentone. Basta che un ingenuo docente chieda di aprire il libro a pagina 67, e giù risatine, con lo slogan del demonio urlato in faccia al prof. Non a caso l’irriverente cartoon South Park ha dedicato un intero episodio all’irruzione a scuola della setta dei seguaci del «6-7».
Il binomio appare per la prima volta alla fine del 2024 nel ritornello di una canzone del rapper americano Skrilla, secondo alcuni riferito al codice radio della polizia per comunicare il ritrovamento di un cadavere (il cantante ha smentito qualunque senso: ognuno può pensare quel che vuole). Il brano – «Doot Doot (6 7)» – è stato poi usato dal campione di basket Taylen Kinney in alcuni video su TikTok: e lì si pensa fosse riferito alla sua altezza, 6 piedi e 7 pollici. Poi, il tredicenne Maverick Trevillian è diventato testimonial universale dell’assoluto nonsense gridato davanti alla telecamera di uno youtuber durante la diretta di una partita di basket: 1 milione di visualizzazioni in pochi giorni (ora il «67 Kid», cioè Maverick, ha 212 mila follower su Instagram).
A questa follia collettiva hanno aderito diversi brand: McDonald’s con un «menu 6 7», Pizza Hut con le alette di pollo a 67 centesimi l’una, Zara con le magliette a tema. Dobbiamo preoccuparci? «Forse sì, del fatto che stiamo invecchiando», provoca Lorenza Alessandri, filosofa prestata alle lettere, autrice di grammatiche italiane e di saggi di didattica creativa, che insegna al liceo delle scienze applicate Cardano di Pavia. «Nella mia scuola il tormentone sta arrivando adesso ed è singolare che abbia seguito il percorso inverso: in genere sono i più piccoli a emulare i fratelli maggiori per sentirsi più grandi». Vera Gheno spiega che «six-seven più che un significato specifico ha la valenza di una sorta di segno di riconoscimento generazionale, un “simbolo segreto” per riconoscersi parte della Gen-Alfa». E Patrick Facciolo, analista della comunicazione, aggiunge: «Il potere del six-seven risiede proprio nella sua opacità semantica. I ragazzi non stanno comunicando un contenuto, quanto un senso di appartenenza. L’espressione funziona come parola d’ordine, come marcatore generazionale che permette di riconoscersi all’interno della stessa comunità. L’opacità del significato è proprio l’elemento chiave in grado di creare un confine: chi comprende l’apparente irrazionalità di questo codice è dentro, chi non lo capisce resta fuori». Il fatto, poi, che sia irritante, diventa per Alessandri «un marcatore di estraneità molto forte».
Chiudiamo, allora, di nuovo con il Papa. Il suo 6-7 è stato una «cringiata», come direbbero i ragazzini? Non per Facciolo: «Per una volta non è l’adulto che invade un codice giovanile per apparire giovane, ma sono i giovani che gli offrono quel codice e lui lo accoglie. Il Pontefice converge per un istante sul registro dei ragazzi, e abbassa la sua distanza simbolica da loro. Ed è proprio questa sfumatura comunicativa a evitare l’effetto cringe».
Tutti salvi, allora! (Il «six-seven» prima o poi passerà).