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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

Musk attacca l’Elena nera di Christopher Nolan

he Elena di Troia avesse suscitato ardenti passioni lo sapevamo, ma che una Elena nera ci costringesse a cantare di Elon Musk l’ira funesta, questa è una novità.
Eppure è bastato che il regista britannico Christopher Nolan scegliesse la keniota Lupita Nyong’o per il ruolo dell’amata di Paride, nella sua versione cinematografica dell’Odissea, per far sì che il padrone della Tesla e X gridasse al «razzismo anti-bianco» e alla «dissacrazione» di Omero: «Scritturare una donna nera per la parte di una donna bianca in un’opera fondamentale della letteratura europea non è meglio che scritturare un uomo bianco per la parte di uno Zulu», ha tuonato Musk.
Ma la difesa di Nolan è arrivata da chi qualcosa di classici ne capisce: al festival letterario di Hay, in Inghilterra, il professor Daniel Mendelsohn, autore di una recente e acclamata traduzione dell’Odissea, ha affermato che avere una Elena nera non è più bizzarro che avere «un irlandese-scozzese come Matt Damon» nella parte di Ulisse, «questo astuto personaggio del Mediterraneo orientale».
Mendelsohn ha ammesso che la scelta di Lupita Nyong’o è «deliberata» e «provocatoria», ma «prima di tutto, non me ne importa»: «Non credo che questa sia una delle cose di cui preoccuparsi in un adattamento dell’Odissea», ha sostenuto. Anzi, avere una Elena africana «è in linea con la preoccupazione del mito di Troia, che è come pensiamo alla bellezza: uno dei punti del mito è farti pensare alla bellezza e alle sue conseguenze. Così, la scelta di Nolan di questa attrice bellissima che è anche africana ti porta direttamente al centro di una discussione molto antica».
E se consideriamo che nel 2014, quando aveva vinto l’Oscar per il film «12 anni schiavo», Lupita Nyong’o era stata nominata dalla rivista americana People «la donna più bella del mondo», allora forse sceglierla come premio del giudizio di Paride ha un suo senso.
D’altra parte, sono anni che a Londra il casting è «colour-blind» (cieco al colore): si va a teatro per un lavoro di Ibsen o di Oscar Wilde e si vedono attori e attrici neri che interpretano parti ovviamente scritte per bianchi. Ma nessuno ci fa caso: e così la serie tv Bridgerton ha impiegato un cast multirazziale per mettere in scena l’Inghilterra della Reggenza.
Ma chiaramente, quando sono coinvolte figure iconiche, come già era accaduto di recente con una Giulietta nera, si va a toccare un nervo scoperto.