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 2026  maggio 29 Venerdì calendario

L’ex giornalista molestata da Trump indagata dal Dipartimento di Giustizia

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un’indagine penale contro E. Jean Carroll, l’ex giornalista oggi ottantaduenne che, prima delle elezioni del 2024, fece causa a Donald Trump accusandolo di aggressione sessuale in un camerino dei grandi magazzini Bergdorf Goodman di Manhattan nel 1996. Nel 2023 il tribunale condannò Trump ad un risarcimento di 5 milioni di dollari alla donna: due milioni per abusi sessuali e tre per diffamazione, per aver definito sulla piattaforma social «Truth» il caso «un totale imbroglio», «una truffa e una bugia».
Nel 2024 Trump fu nuovamente condannato per diffamazione per aver sostenuto in un post del 2019 che la giornalista lo aveva accusato falsamente per vendere un libro. Trump fece poi ricorso in appello. Ha chiesto alla Corte suprema di rovesciare il primo caso e ha promesso di fare loro stesso con il secondo, in cui il tribunale gli ordinò di versare alla donna un risarcimento di 83 milioni di dollari.
Adesso il dipartimento della Giustizia di Trump vuole stabilire se Carroll abbia commesso falsa testimonianza e spergiuro durante quei procedimenti civili. L’indagine si concentra su una deposizione giurata del 2022, in cui l’ex giornalista dichiarò di non aver ricevuto finanziamenti esterni per le sue cause legali, mentre l’accusa sostiene che abbia ottenuto sostegno finanziario dal miliardario Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn, duro critico di Trump e finanziatore della campagna elettorale del partito democratico, che ha una organizzazione no-profit con sede a Chicago. La questione del coinvolgimento di Hoffman era stata presentata già in appello dagli avvocati di Trump. La Corte d’appello riscontrò nel 2024 che Carroll aveva «plausibilmente dichiarato» nella sua deposizione «di essersi dimenticata dei fondi limitati per le spese legali ottenuti dall’esterno». Il tribunale aggiunse che «Carroll semplicemente non era coinvolta nella questione di chi stesse o non stesse finanziando le sue spese legali».
Il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche, che era allora uno degli avvocati personali di Trump, si è formalmente ritirato dal caso, per evitare il conflitto di interessi, ma vi sono stati coinvolti altri funzionari del dipartimento. Ad aprire l’indagine è stato Andrew S. Boutros, nominato da Trump procuratore federale per il distretto settentrionale dell’Illinois.
Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Trump ha pubblicamente chiesto al dipartimento di Giustizia di perseguire una serie di avversari, inclusi coloro che lo avevano perseguito in procedimenti penali e civili: sono finiti sotto indagine, tra gli altri, l’ex direttore dell’Fbi James B. Comey e la procuratrice di New York Letitia James. Ma entrambi quei procedimenti sono stati archiviati da un giudice e, nonostante una nuova incriminazione di Comey lo scorso mese, il dipartimento di Giustizia sta avendo difficoltà a fare passi avanti contro i nemici del presidente.
Il dipartimento di Giustizia ha recentemente creato un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire individui che si ritiene siano stati ingiustamente indagati durante i mandati dei passati presidenti, ma alcuni membri dello stesso partito repubblicano si sono uniti ai democratici nel criticare questo piano. Una delle preoccupazioni dei critici è che vengano risarciti anche coloro che lanciarono l’assalto al Campidoglio il 6 gennaio 2021.