Corriere della Sera, 29 maggio 2026
Sánchez sotto pressione degli alleati, ma non molla
Sono i giorni dei veleni politici e delle aule dei tribunali gremiti di nomi illustri, in Spagna. E ieri è stata una nuova giornata di passione per il premier Pedro Sánchez, dopo l’apertura dell’indagine per riciclaggio che vede protagonista il suo predecessore José Luis Rodríguez Zapatero e l’«incursione» della Guardia Civil, mercoledì, nel quartier generale del Partito socialista, in cerca di prove sul presunto «complotto» del suo ex braccio destro, Santos Cerdán, per destabilizzare magistrati e poliziotti «ostili» al Psoe.
Il premier, messo sotto pressione da Sumar, alleato di coalizione, ma anche da Esquerra republicana de Catalunya e da Compromís, che sostengono dall’esterno il suo governo di minoranza, ieri ha chiesto di comparire davanti al Congresso dei deputati per riferire sulla situazione politica e giudiziaria, ma non pare avere alcuna intenzione di indire elezioni anticipate, come gli ha chiesto il leader del Partito nazionalista basco o di sottoporsi al voto di fiducia, come invoca l’opposizione del Partito popolare e di Vox.
In una nota ufficiale, il Partito socialista ha affermato di «non aver ordinato, coperto né collaborato» a nessuna delle condotte illegali contestate, ribadendo di essere il «primo interessato a chiarire completamente i fatti».
Intanto ieri mattina, in un tribunale dell’Estremadura, a Badajoz, è comparso sul banco degli imputati il fratello del premier, il musicista e direttore d’orchestra David Sánchez, accusato di aver ottenuto nel 2017 l’incarico di responsabile dei conservatori della provincia di Badajoz, governata dai socialisti, solo grazie alla sua parentela illustre. E addirittura che tale posto sia stato «creato» ad hoc per lui.
I suoi avvocati hanno subito chiesto l’annullamento del processo per vizi di forma e perché il reato sarebbe ormai prescritto, e hanno denunciato il «carattere politico» del procedimento, avviato sulla base di una denuncia del para-sindacato di estrema destra Manos Limpias, lo stesso che denunciò la moglie di Sánchez, Begoña Gómez, che a sua volta dovrà comparire in tribunale il 9 giugno per rispondere delle accuse di traffico di influenze, corruzione, malversazione e appropriazione indebita.
«Si sta cercando di abbattere il governo non nelle urne, ma con altri espedienti, con metodi non democratici», ha accusato ieri il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, sostenendo che le inchieste giudiziarie che coinvolgono il fratello e la moglie di Sánchez, l’ex procuratore generale dello Stato e l’ex premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero, sono tutte parte di «una manovra orchestrata»: «Sembra che i tempi della giustizia e della politica si sincronizzino», ha affermato, aggiungendo che i «casi giudiziari» che coinvolgono il Pp non avrebbero ricevuto la stessa attenzione giudiziaria.
In realtà, quasi in contemporanea con il processo di Badajoz, ieri era in corso a Madrid l’interrogatorio dell’ex ministro dell’Interno: Jorge Fernández Díaz del Partito popolare, ha negato ogni responsabilità nella presunta operazione di spionaggio ai danni dell’ex tesoriere del suo stesso partito, Luis Bárcenas, finalizzata a sottrargli prove compromettenti riguardo al «caso Gürtel», la maxi-inchiesta per corruzione che alla fine portò al caduta del governo di Mariano Rajoy, nel 2018. L’accusa chiede una condanna a 15 anni.