Corriere della Sera, 29 maggio 2026
Legge elettorale, tensione sui tempi
La frase sigillo dello Stabilicum, la legge elettorale in gestazione, è: «Non è prioritario». Lo dicono come un sol uomo tutte le opposizioni, ma è largamente ripetuta anche in maggioranza, con l’eccezione di FdI. Per non essere prioritaria, però, impegna parecchio il Parlamento e si procede a tambur battente: l’auspicio è chiudere la partita entro l’estate. Attenzione, non solo alla Camera, ma anche al Senato. Anche se in Lega e FI lo scetticismo su tempi del genere è ampiamente rappresentato. Quanto al presidente della Camera Lorenzo Fontana: «Mantengo la mia scaramanzia, importante è fare in modo che tutti siano coinvolti. Penso che ai cittadini la legge interessi relativamente, ma è fondamentale per il Paese, è necessario quindi un dialogo proficuo».
Il nuovo testo è arrivato, come chiedevano le opposizioni. Che hanno poi sollecitato una decina di nuove audizioni alla Camera. Per la cronaca, si tratta di Giovanna De Minico, Marilisa D’Amico, Gaetano Azzariti, Roberta Calvano, Lorenzo Spadacini, Fulco Lanchester, Gianfranco Pasquino, Andrea Morrone, Francesca Biondi e Gianluca Passarelli. L’ipotesi ventilata dal presidente della Commissione Nazario Pagano (FI) prevede un breve round di audizioni a partire da mercoledì prossimo, 3 maggio.
Ma il muro eretto dalle opposizioni contro lo Stabilicum resta poco o nulla scalfibile. Se ne è accorto nei giorni scorsi anche Ignazio La Russa. Che martedì aveva invitato a pranzo i capigruppo di maggioranza e di opposizione. Forse, proprio nell’ottica di accelerare i tempi anche in Senato. E lì il clima sulla legge elettorale variava. A seconda delle fonti, dal «freddo» al «gelido». Anche per questioni di metodo. Peppe De Cristofaro di Sinistra Italiana avrebbe sottolineato che non è possibile un confronto anticipato: «Non esiste che raccogli oggi in Senato le volontà delle opposizioni sulla legge elettorale, mentre il testo è stato appena depositato alla Camera. C’è ancora il bicameralismo in questo Paese». Qualcuno suggerisce di presentare «82 milioni di emendamenti come fece Calderoli nel 2015 sul ddl costituzionale». Peraltro, al Senato si profila un altro tema difficile, il «fine vita» che arriverà in aula la prossima settimana. In ogni caso, l’unica data certa è che la discussione alla Camera è stata fissata per il 26 giugno. Cosa che, su tutt’altro fronte, rende difficile realizzare il ritiro programmatico leghista il 29 e 30 giugno.
Da tempo, si sospetta che il tambur battente verso la nuova legge nasca dalla volontà di andare al voto già nel prossimo autunno. Ieri lo ha detto a chiare lettere Filiberto Zaratti (Avs). Giovanni Donzelli, da FdI, nega: «La legge elettorale la facciamo, a scanso di equivoci, per le elezioni che si terranno nel 2027, a scadenza naturale della legislatura». Poi ironizza: «Qualcuno finge di sperarci, ma in realtà anche l’opposizione ha il terrore di tornare alle urne. Noi però la legge elettorale la facciamo per il bene degli italiani e non per interesse di partito».
Resta la questione delle preferenze: un emendamento di Maurizio Lupi tenterà di introdurle, ma dalla Lega è già partito il fuoco di sbarramento. Gian Marco Centinaio ha ribadito secco: «Non vogliamo le preferenze nel modo più assoluto». Parlando a Un giorno da pecora ha detto: «Mi vengono in mente gli anni 80, dove c’erano alcune zone del nostro Paese dove c’era chi ti dava una scarpa prima e l’altra dopo, le preferenze sono quello». Commenta Francesco Boccia (Pd): «Mi sembra un antifurto per far scappare gli elettori. Fanno di tutto per non far andare la gente a votare». Per Giuseppe Conte «la maggioranza in scadenza cerca di acconciarsi una legge per perpetuare il potere e rimanere sulle poltrone». Mentre Dario Franceschini annuncia: «Ci opporremo con nettezza e chiarezza». Per Angelo Bonelli «il melonellum è incostituzionale. Viola due sentenze della Corte costituzionale sulle liste bloccate».