29 maggio 2026
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Se le parole della propaganda lasciano il tempo che trovano, i fatti raccontano una storia di potere, mafia e denaro. E questa storia può partire da un numero: il 10 per cento. Era la tassa fissa che, in provincia di Trapani, bisognava versare a Matteo Messina Denaro quando il suo nome evocava dominio e potere criminale. Ancora di più se facevi i soldi sporchi. Così era abituato a fare Giacomo Tamburello, di mestiere trafficante di droga e vicinissimo al padrino morto nel settembre 2023. Messina Denaro non c’è più, ma i suoi soldi sono in giro per il mondo. Una parte è stata intercettata dalla guardia di finanza coordinata dalla procura di Palermo. Sono finiti sotto sigillo 200 milioni di euro sparsi tra Andorra, Spagna, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco. Appartenevano a Tamburello e famiglia, in Spagna sono stati arrestati anche l’ex moglie, Maria Antonietta Bruno e il figlio Luca.
Proprio il rampollo del trafficante di droga aveva studiato per proiettare il crimine verso nuovi lidi, sponde finanziarie al sicuro e lontane dai riflettori italiani. Luca Tamburello, prima si laurea discipline bancarie e finanziarie internazionali, e poi lavora presso diversi istituti di credito internazionali come la Societé Generale di New York, Morgan Stanley di Londra, il Banco Atlantico. Una formazione utile, secondo gli investigatori, per imparare il mestiere più richiesto dalla malavita: il riciclaggio del denaro e la protezione della roba da inquirenti e procure ficcanaso.
L’inchiesta, che ha scoperchiato una parte del tesoro della droga riferibile a Messina Denaro, si è avvalsa della collaborazione delle autorità internazionali (…). Un impulso decisivo è arrivato anche dalle dichiarazioni di due nuovi collaboratori di giustizia. «Matteo Messina Denaro chiedeva il 10 per cento sugli affari dei Tamburello della droga che vendevano in Europa. In generale, già all’epoca chiedeva questa percentuale di pizzo a costruttori, a produttori di vino, olio e agli esercenti le attività economiche sul territorio. Immagino che i soldi i Tamburello li abbiano sempre dati a Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava. Sono a conoscenza che la percentuale del 10 per cento gli veniva data per ogni carico di droga (…) che arrivava dall’Albania e loro la andavano a prendere con delle barche», racconta Vincenzo Spezia, prima mafioso e ora collaboratore [….].
Decisive nelle ricostruzioni dei profili criminali anche le dichiarazioni dell’altro collaboratore di giustizia, Giuseppe Bruno, figlio del costruttore Francesco, il cui cemento era nell’orbita del mandamento di Bagheria. Bruno racconta un particolare interessante su Messina Denaro che prima voleva stringere accordi con i calabresi e poi in Tamburello aveva trovato il suo uomo nel mercato della droga con prezzi concorrenziali. «All’epoca i calabresi vendevano la cocaina a 31 mila euro mentre il Tamburello riusciva a venderla a 24 mila euro al chilo», racconta il collaboratore.
I soldi accumulati hanno preso la strada dell’estero. In una conversazione con una dipendente della banca, Luca Tamburello riferisce l’origine delle ricchezze della madre. «È in pensione, ha un patrimonio che le ha lasciato mio padre (...) avevamo un attico a Los Granados che era anche molto potente, è stato venduto, è stato quotato in borsa e ha fatto bene, è stato ben consigliato e lì con un portafoglio di...». Quando la dipendente chiede il settore lavorativo del padre, la risposta è «Immobiliare». L’immobiliare della droga. Tamburello sino al momento del suo arresto, avvenuto il 19 ottobre 1994, pur latitante, aveva continuato a dirigere tutte le attività criminali dell’associazione criminale, spostandosi dall’Italia alla Spagna grazie a documenti falsi.
Una ricchezza fatta anche di 12 chili di oro, sul trasferimento dei preziosi gli investigatori si soffermano perché spunta una scena da film. L’ex di Tamburello, di mestiere casalinga, era titolare della società Cinzano Ltd, costituita il 4 giugno 2011 nelle Isole Cayman e intestataria di diversi rapporti bancari, tra cui quello intrattenuto presso un istituto lussemburghese dove c’erano i preziosi. «Cosa ha fatto lei in passato fra la Svizzera e il Lussemburgo? Francamente, è stata una gran sorpresa quando mi ha detto di aver spostato l’oro fisicamente, specialmente i 12 kg. È qualcosa che si vede nei film ma nella vita reale...», dice il funzionario dell’istituto lussemburghese.
Per il gip di Palermo, tuttavia, non regge l’aggravante mafiosa, che resta unicamente per il cosiddetto reato presupposto, il traffico di droga, che non è oggetto del procedimento. Sul punto la procura potrebbe presentare ricorso, i Tamburello sono indagati per autoriciclaggio, la pulizia del denaro proveniente dal grande business della droga.