Avvenire, 28 maggio 2026
Sei operatori nella top 20 globale
Maputo, João Vasco conserva ancora la fotografia del fratello Pinto appoggiata sul tavolo della veranda. Pinto aveva 21 anni, studiava per diventare insegnante di storia: si è impiccato dopo aver perso alle scommesse online l’equivalente di 850 dollari, più del reddito medio annuo di molti mozambicani. «Mi disse che aveva perso i soldi dell’università», racconta João. Una storia privata che è sempre meno un’eccezione: in molte città africane l’azzardo digitale è ormai il sottofondo permanente della crisi sociale.
Qui le sale scommesse prosperano dove non sono mai arrivate biblioteche, centri sportivi e occasioni di lavoro: l’azzardo riempie un vuoto.
E proprio per questo cresce così rapidamente, vendendo l’idea che la fortuna possa fare ciò che politica ed economia non sono riuscite a garantire. Per anni l’Africa è rimasta ai margini dell’industria globale delle scommesse. Oggi, invece, è diventata uno dei mercati più redditizi: sei dei venti siti di gioco più visitati al mondo sono africani. Nigeria, Sudafrica, Kenya, Tanzania e Mozambico trainano la crescita di un settore che, secondo la società di analisi Astute Analytica, potrebbe superare gli 11 miliardi di dollari entro il 2032. La spinta arriva quasi interamente dagli smartphone: connessioni più economiche, micropagamenti via mobile, pubblicità aggressive sui social e influencer pagati per promettere vincite facili. A Maputo, secondo l’Ispettorato generale dei giochi, ogni ora circa 25mila persone piazzano una scommessa online. Le puntate minime partono da pochi centesimi: il gioco d’azzardo non viene percepito come lusso, semmai come scorciatoia sociale. In un continente segnato da disoccupazione giovanile, salari fragili e debiti familiari crescenti, si scommette nel tentativo disperato di uscire dalla povertà. In Sudafrica, secondo il National Gambling Board, due adulti su tre giocano online. Nel 2017 erano la metà.
Nell’ultimo anno fiscale le puntate hanno raggiunto la cifra record di 1.500 miliardi di rand, oltre 90 miliardi di dollari.
Psicologi e operatori sociali parlano di «economia dell’illusione»: vincere appare l’unico ascensore sociale accessibile a una generazione che vede restringersi le opportunità. Il continente con la popolazione più giovane del pianeta coincide così con quello più esposto all’esplosione dell’azzardo online. In Mozambico il 60 per cento degli abitanti ha meno di 24 anni. E le piattaforme lo sanno bene: sponsorizzano squadre di calcio, bombardano i telefoni con sms promozionali, utilizzano testimonial popolari nei quartieri urbani.
I governi oscillano fra allarme sociale e necessità fiscali. L’azzardo porta entrate preziose in economie dissestate. In Mozambico le società del settore hanno versato circa 17 milioni di dollari di tasse in un anno. Senegal, Malawi e Zimbabwe hanno introdotto nuove imposte sul gioco per aumentare le entrate pubbliche. Il caso più osservato è quello del Sudafrica. Pretoria sta preparando una nuova tassa nazionale del 20% sui profitti delle piattaforme online, che si sommerebbe ai prelievi provinciali già esistenti.
L’obiettivo dichiarato è frenare il gioco compulsivo e raddoppiare il gettito fiscale. Le compagnie del settore reagiscono con durezza: sostengono che tasse troppo elevate rischino di spingere i giocatori verso piattaforme illegali e mercati offshore. Le organizzazioni sanitarie, intanto, replicano che il problema, oltre che economico, è culturale e sociale. E soprattutto prospera fra giovani che vedono sempre più affievolirsi la fiducia nelle tradizionali strade del riscatto economico.