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 2026  maggio 28 Giovedì calendario

Energia, gelo Italia-Europa "Più flessibilità sul Patto". "Investite sulle rinnovabili"

Gli attacchi di Giorgia Meloni ai vertici delle istituzioni Ue non hanno trovato terreno fertile per far scatenare il ping pong. Nessuna replica ufficiale dalla Commissione alle accuse, anche se a microfoni spenti una fonte Ue si limita a constatare che «in Italia c’è già un clima elettorale e gli attacchi a Bruxelles si confermano essere uno sport nazionale molto praticato». Gli uffici di Palazzo Berlaymont continuano a lavorare alle soluzioni da proporre al governo in risposta alla lettera di Giorgia Meloni, «nel quadro delle norme esistenti», e senza alcuna voglia di alimentare le polemiche, anche se ieri è arrivata qualche frecciata con argomenti “tecnici” proprio sul tema della crisi energetica.
Intervenendo a Milano all’evento “L’Italia del Pnrr”, la direttrice della task force “Recovery and Resilience” della Commissione Ue, Marie Donnay, ha dato alla premier una prima risposta. Pur ricordando i traguardi raggiunti dall’Italia rispetto a clima e transizione energetica, con investimenti totali pari a 72,1 miliardi di euro, Donnay ha sottolineato come «le disparità nell’adozione delle energie rinnovabili stiano avendo un impatto tangibile anche sulla competitività». Per provarlo ha fatto un confronto: «Le aziende italiane pagano attualmente quasi il doppio del prezzo dell’energia, dell’elettricità, rispetto alle loro controparti spagnole».
Le due crisi energetiche affrontate dall’Europa in meno di cinque anni, quella legata alla guerra in Ucraina e l’attuale conseguente al conflitto in Iran, hanno reso evidente, secondo Donnay, che la transizione ecologica deve accelerare. «Non si tratta solo di raggiungere gli obiettivi in materia di cambiamenti climatici», ha spiegato, «ma di autonomia strategica, competitività ed energia a prezzi accessibili. A differenza dei combustibili fossili, inquinanti e costosi, le energie rinnovabili sono attualmente la fonte più economica per la produzione di energia elettrica». In sostanza, se si vuole risparmiare sui prezzi dell’energia la soluzione è investire di più in eolico e solare.
«Solo mantenendo una forte ambizione e un forte impegno nei confronti della transizione verde, sulla scia degli sforzi compiuti nell’ambito del Pnrr e accelerando tali investimenti, l’Italia potrà garantire condizioni di parità per la propria industria e i propri cittadini», ha aggiunto Donnay. Non basta quindi chiedere di escludere dai vincoli di finanza pubblica le spese per l’energia per contenere il caro prezzi, ma è necessario un piano strutturato a lungo termine.
Una risposta più formale alla missiva di Meloni potrebbe arrivare il 3 giugno, giorno della presentazione del pacchetto di primavera sulla sorveglianza dei bilanci nell’ambito del semestre europeo. Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, spera ancora che venga «dato corso alla richiesta della Presidente del Consiglio» che ha proposto di estendere alle spese energetiche la clausola di salvaguardia per le spese militari. Anche perché, se così non fosse, lo spazio di manovra concesso con i soli fondi di Coesione e del Pnrr (che già spettano all’Italia) sarebbe molto stretto: «Abbiamo impegnato i fondi in misura quasi totalizzante, a un mese dalla chiusura del Pnrr e a tre mesi dalla rendicontazione dello stesso – ha sottolineato Foti – e i margini sono risicati». In ogni caso, ha ricordato il ministro, entro il 31 maggio l’Italia dovrà presentare eventuali ultime modifiche al piano e sicuramente «occorrerà un coordinamento».
Dal ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti conferma che Foti starebbe valutando una rimodulazione dei fondi. Anche il titolare del Mef resta in attesa del responso europeo: «La discussione è in corso, non è facile. Spero che a breve arrivi una controproposta dall’Ue, ci sono tutti gli elementi per dare una risposta ai problemi dell’economia reale». Un tavolo negoziale, quello con Bruxelles, non facile. Lo stesso Giorgetti ha definito l’approccio europeo «a una situazione globale grave» come datato, «di 10 o 20 anni fa», e «passivo».
Intanto, però, il capitolo Pnrr si avvicina alla fine. Manca solo l’ultima rata, la decima: «Ora ci rimane da fare l’ultimo miglio, probabilmente il più impegnativo. Ma, come accade anche nello sport, questo è il momento decisivo, nel quale bisogna dare il massimo e spingere il più possibile sull’acceleratore», ha detto la premier Meloni in un videomessaggio. È stato lo stesso Foti a quantificare la fatica di passaggio finale: «Abbiamo 159 obiettivi da raggiungere per ottenere 28,4 miliardi di euro. Praticamente siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi, ma in meno di un terzo dei tempi a disposizione».