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 2026  maggio 28 Giovedì calendario

Riciclaggio al casinò di Saint-Vincent: scatta l’amministrazione giudiziaria

Il casinò di Saint-Vincent è sotto amministrazione giudiziaria: lo ha disposto un decreto emesso dal Tribunale di Torino, richiesto dal procuratore Giovanni Bombardieri ed eseguito dai finanzieri del Comando territoriale di Aosta. Gli stessi che, a dicembre, avevano sequestrato 5 milioni di euro a 33 indagati in giro per l’Italia, tra cui l’ex presidente di Genoa e Livorno, Aldo Spinelli.
Il provvedimento di oggi, notificato anche al presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, e al sindaco di Saint-Vincent, Francesco Favre, è previsto dall’articolo 34 del Codice antimafia e, come si legge nella nota della guardia di finanza, «rappresenta la prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria ad una casa da gioco, individuata dagli inquirenti come contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa». La nota prosegue accusando i dirigenti di Casino de la Vallée S.p.A., società a partecipazione pubblica, la cui quota di maggioranza è detenuta dalla Regione Valle d’Aosta: «Le condotte delittuose avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia tale da ritenere che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati. In particolare, sarebbero emerse le lacune organizzative dell’ente, nonché un suo atteggiamento passivo e agevolatorio che ha di fatto, consentito il diffondersi e il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolar modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo». L’amministratore Rodolfo Buat e la funzionaria Rossella Bertone, funzionaria responsabile dell’antiriciclaggio, non sono indagati ma avrebbero commesso la cosiddetta “colpa di organizzazione” perché «sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte a impedire fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo previsto dal Decreto Legislativo n. 231/2001».
«L’Amministrazione Giudiziaria – spiega il casinò in una nota – non è riferita alle attività amministrative e operative che rimangono affidate all’organo amministrativo con i poteri allo stesso attribuiti dalla legge e dallo Statuto. La decisione è strettamente collegata all’indagine sulle false fatturazioni di alcune aziende piemontesi resa nota a partire dal mese di dicembre 2025. Fatti che hanno avuto riflessi nella Società per sospetta attività di riciclaggio e corruzione messe in atto a vario titolo da alcuni clienti, collaboratori e funzionari infedeli. La Società desidera anche rassicurare i dipendenti e i clienti che le proprie attività proseguono regolarmente sia per ciò che riguarda la Casa da Gioco sia per ciò che riguarda i servizi alberghieri».
Il Nucleo di polizia economico-finanziaria, coordinato dal procuratore Luca Ceccanti, contesta ai 33 indagati i reati di associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio. «Fanno finta di giocare, cambiano i soldi» diceva una degli indagati, ripresa dalle telecamere nascoste dalla guardia di finanza. La collega rispondeva: «Non è che se viene fuori questa roba…ci danno riciclaggio di denaro sporco?». E l’altra chiudeva il discorso con «tanto lo sai che Saint Vincent fa quello, eh…non è un casinò…». Infatti gli inquirenti sostengono che fosse una sorta di “lavatrice” del denaro sporco, attraverso un «collaudato sistema di riciclaggio dei proventi di reati fiscali», come scriveva il giudice Davide Paladino nell’ordinanza che motivava il sequestro di 5 milioni.La sezione Misure di prevenzione del tribunale di Torino ha quindi deciso per l’amministrazione giudiziaria perché l’ha ritenuta «la sola misura idonea a rimuovere quelle “situazioni tossiche” che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali». Per questo ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due amministratori giudiziari, due commercialisti torinesi nominati dal tribunale, che «per un periodo iniziale di un anno eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine di eliminare le criticità rilevate».