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 2026  maggio 28 Giovedì calendario

Vance, l’elogio del Papa e il fioretto anti-X

Nelle primarie repubblicane in Texas martedì sera ha vinto Ken Paxton, il procuratore generale dello Stato, sostenuto dal movimento Maga e dalla destra populista, in particolare da Steve Bannon, ma osteggiato dal partito repubblicano che voleva riconfermare il senatore in carica da 4 mandati, John Cornyn. Il presidente Trump aveva dato il suo endorsement a Paxton una settimana prima del voto. La corsa in Texas riflette l’evoluzione del partito repubblicano, che continua a girare intorno a Trump e a chi gli è più fedele. Paxton gli aveva dimostrato la sua fedeltà da procuratore contestando i risultati delle elezioni del 2020 (la vittoria di Biden) e guidando la riscossa contro la riforma sanitaria di Obama. La capacità di infischiarsene degli scandali (fu accusato nel 2015 di aver incoraggiato investimenti in una società di tecnologia senza dire che prendeva una percentuale su quegli stessi investimenti e alla fine patteggiò senza dichiararsi però colpevole; nel 2023 è sopravvissuto all’impeachment nel Senato texano per favori a un immobiliarista; e l’ex moglie lo ha accusato di adulterio) ricorda il percorso di Trump e il candidato ne ha fatto una medaglia da appuntarsi sul petto.
I repubblicani hanno bruciato 100mila dollari per sostenere Cornyn nelle primarie. Adesso dovranno spenderne molti altri. Ma borbottando stanno cercando di ritrovare l’unità: il Comitato Nazionale Repubblicano al Senato, che aveva appoggiato Cornyn, ha rimosso dai social e dal sito gli attacchi a Paxton e in un comunicato —senza nominare Paxton – afferma che il Texas «non eleggerà mai James Talarico», il candidato democratico. Bannon predice una vittoria di Paxton per 5 punti a novembre, ma riconosce che sarà lotta all’ultimo voto.
Trump nelle primarie in diversi Stati, dalla Louisiana al Kentucky, sta facendo fuori i repubblicani che non considera abbastanza fedeli. Ma anche il partito democratico vede il risultato in Texas come una vittoria. Talarico ha ricevuto l’altra notte 600mila dollari in donazioni. Da moderato, spera di conquistare ora gli elettori di Cornyn. I repubblicani controllano 53 seggi al Senato: i democratici devono rovesciarne 4 per conquistare la maggioranza e puntano su Alaska, Maine, North Carolina e Ohio ma ora anche sul Texas, confidando nel basso tasso di popolarità di Trump, nei prezzi alti e negli scandali di Paxton – che comunque è già all’attacco: chiama il rivale «tofu Talarico» (Trump ha detto che un vegano non verrà mai eletto in Texas) e ripesca suoi vecchi commenti: «Dio è non binario».
Intanto nella prima intervista sul suo nuovo libro Comunione, che uscirà il 15 giugno, il vicepresidente J.D. Vance ha detto a Nbc che molti elettori di Trump «si fidano del piano (del presidente ndr), anche se a volte ci vuole molto tempo... non si aspettano di avere risultati immediati». Vance ha elogiato l’enciclica di Papa Leone sull’Intelligenza artificiale: «Molto profonda, quello che ti aspetti e speri da un leader della Chiesa.. Con le nuove tecnologie e la guerra, devi aggiornare la dottrina della “Guerra Giusta”». Ha raccontato di aver tolto dal cellulare l’app di X come fioretto di Quaresima: una «piccola pausa» da «una distrazione». Si sente «più produttivo» e detta agli assistenti i tweet che postano sul suo profilo, ma la reinstallerà presto perché gli «manca l’interazione diretta», anche con i critici, e la possibilità di leggere tutte le opinioni: «Una delle cose che servono a un leader politico». Il vicepresidente ha confessato l’anno scorso di aver sperato che sua moglie Usha, di origini indiane, si convertisse al cristianesimo: «Se ci credi, vorresti che altre persone ci credano, in particolare quelle che ami». Lei non lo farà «e mi sta bene. Una delle cose che amo di lei è che è brillante ma anche fieramente indipendente».