Corriere della Sera, 28 maggio 2026
Legge elettorale, c’è il nuovo testo. Lite tra maggioranza e opposizione
La maggioranza accelera sulla legge elettorale e presenta il testo bis, con le correzioni partorite dopo lunghi vertici tra leader e sherpa del centrodestra. Testo che ora approderà in commissione Affari costituzionali, con l’obiettivo di approvare la nuova legge alla Camera entro luglio e al Senato entro agosto. Per non farsi trovare impreparati in caso di voto anticipato e anche, così ritiene Riccardo Magi di +Europa, per evitare di arrivare all’approvazione a meno di 12 mesi dalle elezioni (previste a settembre 2027) ed incorrere in un possibile divieto di nuova legge elettorale a maggioranza semplice che potrebbe essere frutto di una sentenza pendente davanti alla Cedu.
L’opposizione unita insorge contro la decisione presa ieri in conferenza dei capigruppo a Montecitorio di fissare l’inizio dell’esame del testo in Aula il 26 giugno. Una scelta fortemente voluta dal centrodestra, giustificata dal capo dell’organizzazione di FdI Giovanni Donzelli con un «abbiamo ascoltato e recepito molte delle indicazioni dell’opposizione e le abbiamo accolte nel nuovo testo. Non c’è nessuna accelerazione, potremo ancora recepire loro indicazioni». Anche il nuovo testo insomma, con le correzioni già apportate, potrà essere modificato in Parlamento.
Contraria l’opinione di tutti i capigruppo di opposizione della commissione: «La maggioranza si arrampica sugli specchi per giustificare una scelta gravissima: approvare da sola una nuova legge elettorale, piegando le regole democratiche a un interesse di parte». È «ridicolo», insistono in una nota comune, sostenere che l’opposizione sia stata coinvolta. E sul muovo testo presentato ieri sera «pretenderemo che il Parlamento possa esaminarlo senza strozzature procedurali. A partire dal fatto che sulle nuove parti dovranno esprimersi nuovamente gli esperti, all’interno di un nuovo ciclo di audizioni». Ma per le audizioni al momento sembra siano previsti solo due giorni, il 3 e 4 giugno. Poi si passerà ai voti in commissione.
Sarà difficile fermare il cammino della legge, modificata su alcuni punti ma sostanzialmente confermata nell’impianto: proporzionale e premio di maggioranza per la coalizione o lista vincente se supererà il 42% in entrambe le Camere, oppure distribuzione totalmente proporzionale. Con soglia bassa, il 3% per partiti in coalizione (più il primo degli esclusi) o se correranno da soli. Non ci sarà la possibilità di arrivare, pur conquistando il premio, al 60%, per evitare i possibili due terzi del Parlamento che permetterebbero riforme costituzionali senza referendum confermativo.
Resta all’esame dell’Aula il nodo delle preferenze, sul quale il centrodestra non ha trovato un’intesa. Ma se la commissione non avesse terminato l’esame entro il 26 giugno, il testo originario senza emendamenti verrebbe portato in Aula in ogni caso quel giorno, senza relatori. E, si presume, approvato entro luglio. Per ora l’opposizione è sulle barricate. Si parla di testo stravolto (soprattutto sul voto degli italiani all’estero), imposto con un colpo di mano. Un modo per «distogliere l’attenzione da ciò che interessa agli italiani». Ma, a meno di divisioni nella maggioranza ad oggi non visibili sull’impianto della legge, difficilmente l’opposizione potrà fare muro.
E infatti si alza forte il grido del Pd, con una nota dei capigruppo Braga e Boccia: «Da mesi denunciamo una deriva sempre più grave nel rapporto tra governo e Parlamento. Ma quanto sta accadendo in queste ore segna un ulteriore salto di qualità nell’arroganza istituzionale con cui Giorgia Meloni e la sua maggioranza stanno piegando regole, prassi e procedure ai propri interessi politici».