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 2026  maggio 28 Giovedì calendario

L’alt della Lega a Kiev: loro mai nell’Unione

La nota della Lega arriva alle 17.03, come un fulmine che squarcia l’afa del pomeriggio. «La Lega è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione europea». Due righe secche, ultimative. Apparentemente sorprendenti perché non legate ad un passo ufficiale. Ma è bastato un segnale partito da Bruxelles per spingere Matteo Salvini a dettare una dichiarazione che ha tutte le sembianze di un fuoco di sbarramento e, insieme, di un messaggio a chi, a destra (vedi alla voce Roberto Vannacci) pensa di occupare in via esclusiva una posizione anti-Ucraina.
Pochi minuti prima delle 17 dal sito Euractiv filtra l’indiscrezione che la Commissione europea proporrà al Consiglio Affari generali l’apertura del primo gruppo di capitoli negoziali (i cosiddetti cluster) sull’adesione all’Unione europea dell’Ucraina e della Moldavia il prossimo 16 giugno. Una road map che consentirebbe ai leader europei di approvare la proposta al Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno.
Uno scenario che la Lega vede come il fumo negli occhi. La breve nota diffusa a metà pomeriggio lo chiarisce senza dubbi: «Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni». Insomma, non solo l’allargamento all’Ucraina non sarebbe un’opportunità e una scelta strategica, come pure pensano molti in Europa, ma addirittura sarebbe una sorta di sciagura.
Da Palazzo Chigi non arriva nessuna replica ufficiale, ma filtra che la posizione del governo non è cambiata e resta favorevole all’ingresso nell’Ue. Di più, Giorgia Meloni con i partner del format E-5 (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito) sta lavorando ad un vertice da tenersi nella prima settimana del prossimo mese per approfondire al meglio il dossier che finirà sul tavolo del Consiglio europeo di metà giugno. Per l’Italia l’allargamento deve riguardare anche Albania, Montenegro e Moldavia.
La conferma arriva per bocca del ministro degli Esteri (e leader di Forza Italia) Antonio Tajani: «Noi siamo favorevoli all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione europea, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Unione Europea. Noi siamo pronti a far la nostra parte per aiutarli».
Ci pensa Enrico Borghi (Italia viva) ad aggiungere un po’ di pepe: «È appena il caso di ricordare a Salvini, Giorgetti e al resto dei ministri del Carroccio che il governo italiano ha reiterato l’impegno nel promuovere e accelerare il processo di integrazione di Kiev nel blocco europeo, definendola una scelta strategica per la sicurezza del continente» con dichiarazioni rilasciate dalla premier Giorgia Meloni dopo il vertice a Palazzo Chigi con il presidente ucraino Zelensky il 15 aprile scorso.
Il deputato pd Filippo Sensi chiede a Meloni di sconfessare Salvini mentre la collega Lia Quartapelle aggiunge: «La posizione di Salvini è contraria all’interesse nazionale e mortifica gli sforzi del governo di cui è vicepresidente in questa direzione. Meloni e Tajani non potranno eludere il problema nei prossimi passaggi parlamentari ed europei, perché al prossimo Consiglio europeo si dovrà decidere su questo punto».