Corriere della Sera, 28 maggio 2026
Coalizione per le munizioni ucraine, si «sfilano» nove Paesi
In due anni, l’iniziativa lanciata dalla Repubblica Ceca ha consentito di consegnare circa 4 milioni di proiettili per artiglieria all’Ucraina, con una spesa stimata intorno ai 7 miliardi di euro. L’operazione fu congegnata dal governo filo europeo di Praga, con l’appoggio del presidente Petr Pavel. Aderirono una ventina di Paesi, anche extra europei, come il Canada. Poi sono diventati 18. Ma dall’inizio dell’anno, ha dichiarato lo stesso Pavel in un’intervista al Financial Times, il numero dei partner «si è dimezzato».
Tra i governi che hanno fatto un passo indietro, dovrebbe esserci proprio quello della Repubblica Ceca, da quando, nel dicembre scorso, è tornato alla guida dell’esecutivo Andrej Babis, alla testa di una coalizione della destra sovranista. Babis aveva promesso in campagna elettorale che non avrebbe più fatto «pagare ai contribuenti» le spese per gli armamenti inviati a Kiev. Il presidente Pavel, un ex generale della Nato, ha aggiunto che «il piano funziona ancora, ma con nuove difficoltà, visto che ora solo nove Paesi contribuiscono finanziariamente. È un programma che ha fornito fino al 50% di tutte le munizioni di grosso calibro consegnate all’Ucraina. In questo senso non può essere facilmente sostituito da altro». Il presidente ceco non ha voluto precisare quali siano gli Stati che si sono ritirati. Stando alle ipotesi più quotate, la Germania, i tre Paesi Baltici, più la Finlandia, la Svezia, la Danimarca, la Norvegia e forse l’Olanda sarebbero rimaste nel gruppo. Si sarebbero sfilati, invece, Francia, Belgio, Lussemburgo, Canada e forse Polonia. Altri non hanno voluto rendere pubblica la partecipazione. L’Italia, in ogni caso, non ha fatto parte della formazione fin dall’inizio.