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 2026  maggio 28 Giovedì calendario

Zelensky scrive a Trump per i Patriot. Dall’Ue una spinta sull’adesione

Sono giorni di alta tensione per Volodymyr Zelensky, con il conflitto e la diplomazia entrati in una fase cruciale. A pochi giorni da uno dei peggiori attacchi combinati di missili e droni sull’Ucraina, cresce il pressing diplomatico di Kiev nei confronti di Washington e di Bruxelles.
Ieri si è appreso che il presidente ucraino – preoccupato che la progressiva riduzione delle scorte di intercettori Patriot possa compromettere la capacità di difesa contro i raid balistici – ha inviato una lettera a Donald Trump per chiedere rinforzi: «Aiutateci a garantire questo strumento vitale di protezione contro il terrorismo russo, i missili Patriot Pac-3 e i sistemi aggiuntivi», ha sollecitato Zelensky nella missiva datata 26 maggio e trasmessa ieri alla Casa Bianca e al Congresso dall’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti.
L’appello mostra quanto l’Ucraina dipenda da Washington per contrastare i bombardamenti missilistici russi, nonostante abbia sviluppato un sistema per l’intercettazione di droni a lungo raggio invidiato dagli eserciti più avanzati al mondo. Del resto la guerra in Medio Oriente, con gli americani impegnati a fornire enormi quantità di munizioni per la difesa aerea a protezione delle postazioni nel Golfo, ha aggravato una carenza che l’Ucraina affronta dall’inizio del conflitto.
Un alto funzionario della presidenza ucraina ha ammesso, parlando con l’Afp, che reperire munizioni per i sistemi di difesa aerea è «complicato». «È difficile trovare missili in questo momento, dato che ci sono così tanti altri ordini nel Golfo e in altre zone vicine. E anche le forniture tramite il Purl hanno subito dei rallentamenti», ha spiegato, riferendosi al sistema che permette agli alleati europei dell’Ucraina di acquistare armi dagli Stati Uniti per conto di Kiev.
Zelensky preme anche su Bruxelles. Ieri, in una telefonata con Ursula von der Leyen, ha ottenuto il suo sostegno per rilanciare il Drone Deal, l’accordo per condividere le straordinarie competenze militari ucraine con le industrie della difesa europee in cambio di sistemi e armi che l’Ucraina non produce, a iniziare proprio dai missili Patriot. Ma soprattutto, ha riferito sui social Zelensky, «abbiamo parlato del percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Ue. Siamo pienamente pronti per l’apertura di tutti e sei i cluster di negoziato e contiamo di aprire già a giugno il primo cluster», quello che riguarda i pilastri democratici, economici e istituzionali, dell’Ue.
La Commissione europea ritiene che Kiev abbia fatto il lavoro necessario per l’apertura di tutti e sei gruppi di capitoli negoziali e starebbe predisponendo la proposta formale per aprire il primo al Consiglio affari generali del 16 giugno, a ridosso quindi del vertice dei leader dell’Ue che potrà esprimere un parere sulla proposta.
L’apertura di ciascun cluster richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 governi dell’Ue e il diritto di veto può fermare tutto. Finora il processo di adesione dell’Ucraina è stato bloccato principalmente dall’Ungheria. A contribuire all’accelerazione dei negoziati è stata la sconfitta di Viktor Orbán. Il nuovo premier Péter Magyar, pur essendo contrario a un’adesione accelerata di Kiev all’Ue, ha adottato un approccio più pragmatico. Domani incontrerà a Bruxelles Ursula von der Leyen con una priorità: sbloccare al più presto i fondi europei congelati.