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 2026  maggio 27 Mercoledì calendario

Eni, 15 miliardi dalle banche per sviluppare il gas asiatico

Eni mette a terra il progetto di valorizzazione delle riserve di gas nel Sud-Est Asiatico, frutto dell’Invest Agreement siglato a novembre 2025, con Petronas, compagnia petrolifera nazionale della Malesia e colosso energetico globale, che ha dato vita a Searah Limited, sede legale a Londra, presso Eni House, 10 Ebury Bridge Road, London, SW1W 8PZ. È una joint venture upstream focalizzata sullo sviluppo e l’estrazione di gas naturale tra la Malesia e l’Indonesia. Il cuore industriale di questa operazione poggia su una solida dotazione finanziaria di 15 miliardi di dollari dalle banche italiane (e non solo), con il sottostante di un portafoglio che vanta risorse e riserve complessive pari a circa 3 miliardi di barili equivalenti di petrolio (BOE). Attualmente Eni produce 1,8 milioni di Boe al giorno e, nel medio termine, Searah Limited arriverà a 500 mila boe.
Interpellato da Il Messaggero, Eni ha risposto con un no comment. Per sostenere gli imponenti investimenti del piano quinquennale 2026-2030, JP Morgan è in cabina di regia per strutturare una manovra di finanziamento sindacato in pool, di tipo Revolving Credit Facility (RCF): prevede un ammontare di partenza di 6 miliardi di dollari di supporto del Capex al piano industriale. Dalle carte alla base delle delibere in corso da parte degli istituti, emerge che JpMorgan ha raccolto i committment delle banche per oltre 7 miliardi, di cui 1 miliardo da Intesa Sanpaolo, 1 Unicredit, 500 milioni Bpm, 300 milioni Bper più altre.
Il finanziamento iniziale è stato articolato in tre distinte linee di credito strutturate per scadenze e importi: la Tranche A da 3 miliardi di dollari con durata triennale; la B da 2 miliardi di dollari a 4 anni; la C da 1 miliardo di dollari a 5 anni. L’intera operazione finanziaria riflette il solido profilo di credito dei due sponsor e della nuova entità, e un impianto di covenant finanziari che prevede un rapporto di leva finanziaria netta inferiore o uguale a 3,5 volte e un Interest Cover ratio non inferiore a 3 volte.
GLI ASSET INDONESIANI E MALESI
L’architettura societaria prevede il conferimento alla joint venture di ben 19 operating assets (con una quota complessiva di operatorship del 98%), dei quali 14 situati nei bacini indonesiani e 5 in quelli malesi. Nel dettaglio, l’apporto degli asset fa riferimento per 12 unità a Petronas e per 7 a Eni, delineando un’integrazione operativa di altissimo profilo. I 19 siti sono in buona parte già in fase di produzione, con un Ebitda annuo stimato di 2,9 miliardi di dollari. L’impianto industriale si distingue per una struttura dei costi competitiva: il livello di breakeven del progetto è fissato a circa 26 dollari al barile.
IL FRONTE
Sul fronte industriale, gli highghts del piano economico e finanziario nell’’arco 2026-2030 delinea una traiettoria di crescita ambiziosa supportata da una solida strategia finanziaria: il total revenue al 2030 è di 6,7 miliardi, ebitda dell’86%, ebit di 4,3 miliardi, Net finance cost – 389 milioni, Net income 2.7 miliardi con un total assets di 27,3 miliardi. Il mix di estrazione rifletterà la forte vocazione alla transizione gasifera dell’iniziativa, essendo caratterizzato per il 90% da gas naturale liquefatto (GNL) e solo per il restante 10% da componenti liquide. Questo posizionamento consente a Searah Limited di beneficiare di contratti di vendita a lungo termine sia sui mercati domestici sia per l’esportazione, sfruttando un accesso diretto alle infrastrutture chiave del GNL e intercettando la crescente e robusta domanda asiatica. L’intera operazione finanziaria riflette il solido profilo di credito dei due sponsor e della nuova entità, per la quale le principali agenzie internazionali ipotizzano un potenziale rating futuro in area Investment Grade (pari a BBB+ per S&P, BBB- per Fitch e BBB per Moody’s).
In conclusione, l’inasprimento delle tensioni geopolitiche globali e il prolungarsi del conflitto in Ucraina costringono i grandi player degli approvvigionamenti energetici europei come Eni ad allargare la diversificazione geografica.