il Fatto Quotidiano, 27 maggio 2026
Tribunale di Milano: no alla censura preventiva per gli insulti su X chiesta da Marina e Piersilvio Berlusconi
Il fu Twitter, ribattezzato X dal nuono patron Elon Musk, non può essere obbligato a censurare in via preventiva gli insulti a Marina e Pier Silvio Berlusconi, oltre che al compianto padre e alle aziende di famiglia. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano respingendo l’istanza cautelare proposta in via d’urgenza dagli avvocati delle società presiedute dai germani di Arcore, Mediaset e Fininvest.
I legali avevano evidenziato il proliferare di post in cui i fratelli Berlusconi vengono apostrofati in ogni modo possibile (“assassini”, “mafiosi”, “killer”, “pervertiti”, “pedofili”, “satanisti”, “nazisti”, “sgozza bimbi”, “cocainomani”) e avevano chiesto a X di cancellare tutto e “di attivarsi per inibire la prosecuzione e ripetizione degli illeciti accertati, impedendo ogni futura memorizzazione, indicizzazione e pubblicazione, in qualsiasi modo o forma, di contenuti identici e/o equivalenti a quelli dichiarati illeciti”.
A fondamento della sua richiesta, la squadra di legali capeggiata da Stefano Previti (figlio di Cesare), aveva sostenuto l’equiparazione tra il social network e un mezzo d’informazione tradizionale, quanto a responsabilità per la diffusione di contenuti illeciti, qualificandolo come un “hosting provider attivo”. Il tutto sulla scorta di alcuni “indici di interferenza” sull’attività degli utenti della piattaforma, integrata a partire dal 2023 con la sua propria coscienza artificiale, Grok.
Indice dell’esistenza di un cervellone nascosto dietro l’interfaccia di X, secondo gli avvocati, la “profilazione degli interessi” degli utenti “in base alle precedenti ricerche effettuate”, l’ottimizzazione dei contenuti pubblicati, e la promozione dell’“ulteriore diffusione di ogni singolo contenuto tramite strumenti di condivisione”. Oltre alla stessa riserva di una valutazione sulla “natura illecita” dei post, che è prevista nelle condizioni di utilizzo. Di diverso avviso il Tribunale, per cui allo stato mancherebbe la prova di questa attività di “filtro” effettuata dalla piattaforma di Musk, e comunque i contenuti illeciti sarebbero stati sempre rimossi “tempestivamente”. Eccezion fatta per un primo post di ottobre 2024 rimasto in Rete per 15 giorni.
“Il problema è che, anche dopo le rimozioni, lo stesso soggetto continuava e continua a ripubblicare contenuti identici o analoghi aprendo sistematicamente nuovi account, aggirando di fatto i blocchi della piattaforma”. Questo il commento al Fatto di Fininvest e Mediaset: “Si tratta di una decisione provvisoria, che impugneremo nel giudizio di merito, ma che pone un tema sempre più urgente: la tutela concreta di chi diventa bersaglio di campagne diffamatorie seriali nel mondo digitale. Perché una situazione del genere può capitare a chiunque. Anche a chi non ha gli strumenti e le risorse per difendersi”.