repubblica.it, 27 maggio 2026
L’Iliade seppellito con la mummia egizia era un amuleto
Gli archeologi al lavoro in Egitto hanno scoperto una straordinaria combinazione tra l’epopea omerica e il rituale egizio: una mummia di duemila anni fa con un frammento di papiro dell’Iliade sigillato in un involucro di argilla all’esterno delle bende.
È la prima volta che viene rinvenuta un’opera letteraria che svolge un ruolo funzionale e spirituale nel processo di mummificazione. Ciò suggerisce che per un egiziano dell’epoca romana, l’Iliade – in particolare alcune righe del Catalogo delle navi del Libro II – fosse forse cruciale per orientarsi nell’aldilà quanto un incantesimo magico.
“Il ritrovamento è incredibilmente significativo, soprattutto per la scoperta di un papiro del genere con un testo letterario greco nel suo contesto originale” spiega Foy Scalf, egittologa dell’Università di Chicago. “Abbiamo prove che tali testi letterari greci potessero essere usati come amuleti magici e che Omero fosse spesso citato in tali amuleti, così come nei grandi manuali ora noti come i Formularia greco egizi. La nuova scoperta conferma direttamente questa conoscenza indiretta”.
La mummia, appartenente a un uomo non di sangue reale, è stata riportata alla luce dalla missione archeologica dell’università di Barcellona in un sito funerario noto come Ossirinto, nell’ambito di un progetto diretto da Ignasi-Xavier Adiego dell’Istituto del Vicino Oriente Antico dell’università. Leah Mascia, specialista in cultura scritta e materiale dell’Egitto greco romano e tardo antico presso la Freie Universitätdi Berlino, ha coordinato la collaborazione tra team che ha portato alla luce il testo danneggiato.
Riconoscendo che il papiro, fortemente degradato, richiedeva un’attenta analisi, la dottoressa Mascia ha collaborato con una restauratrice, Margalida Munar, per stabilizzare il reperto, e con il dottor Adiego, un’autorità nella lingua caria, per studiare il testo. Insieme, la loro esperienza combinata in conservazione e linguistica ha permesso loro di identificare e leggere il documento.
Dopo sei anni di meticolosa ricostruzione dei frammenti della tomba, la dottoressa Mascia ha portato alla luce un raro momento di alchimia culturale: l’Egitto romano, dove le usanze straniere e locali si fondevano. La sua analisi, che ha identificato i sigilli degli imbalsamatori e i modelli di piegatura del pacchetto di papiro, suggerisce che le epopee greche classiche non fossero semplicemente lette, ma fisicamente riutilizzate.
Tradizionalmente, i corpi mummificati venivano sepolti con testi sepolcrali come il Libro dei Morti e il Libro del Respiro, manuali formulari destinati a proteggere e guidare il defunto attraverso l’aldilà. Tuttavia, all’inizio del periodo romano, si verificò un cambiamento significativo: l’introduzione di pacchetti di papiro sigillati posti sul defunto.
Questi nuovi pacchetti contenevano un sorprendente mix di testi, tra cui magia greco-egizia, documenti e persino opere letterarie come l’Iliade, indicando una pratica funeraria personalizzata e alternativa.
Fuori dalle discariche
La necropoli di Oxyrhynchus, situata vicino al moderno villaggio di El-Bahnasa. a circa 120 miglia a sud del Cairo, non è solo un sito funerario, ma una miniera d’oro archeologica. Situata sulle rive del canale Bahr Yussef, l’area è costellata di antiche discariche che sono riuscite a conservare di tutto, dagli inviti di nozze e i registri fiscali, agli oroscopi e ai primi vangeli cristiani.
Le rovine di Oxyrhynchus furono inizialmente documentate da Vivant Denon, uno studioso al seguito della campagna egiziana di Napoleone del 1798. Ma custodivano un segreto che rimase sepolto per un altro secolo, fino al 1896, quando gli archeologi britannici dissotterrarono più di 400.000 frammenti di papiri dagli antichi cumuli di rifiuti. Le scoperte hanno incluso, tra l’altro, capolavori perduti di poeti e drammaturghi come Saffo ed Euripide, trasformando rifiuti millenari in una pietra miliare della letteratura classica.
Negli anni Novanta, la missione congiunta dell’università di Barcellona e dell’università del Cairo ha avviato un progetto congiunto finanziato in gran parte dal ministero della cultura spagnolo e dal ministero del turismo e delle antichità egiziano. Questa missione, ancora in corso, diretta da Maite Mascort i Roca ed Esther Pons Mellado e composta da archeologi, epigrafisti e papirologi, si concentra su vari settori della necropoli, tra cui il n. 22, dove gli esperti stanno ricostruendo l’elaborata vita sociale e religiosa dei residenti durante la transizione dall’era tolemaica a quella romana. I ricercatori che stanno esplorando il sito funerario a più camere hanno portato alla luce un notevole tesoro, tra cui mummie adornate con lingue d’oro – lamine d’oro poste sopra la bocca – e almeno una con l’aggiunta di rame, elementi rituali che forse garantivano ai defunti di poter esporre con sicurezza la propria causa a Osiride, il dio della morte e della resurrezione, prima del giudizio.
Un’area separata e distinta della necropoli – il Settore 42 – ha restituito grandi vasi contenenti resti cremati. Un vaso conteneva le ossa di un adulto, un neonato e un felino, insieme a frammenti di tessuto. Sebbene questi individui risalgano molto probabilmente a un periodo leggermente diverso da quello della mummia dell’Iliade, l’immensa complessità di questi riti implica l’esistenza di una classe benestante e attenta al proprio status, fornendo nuove intuizioni sulle ansie spirituali della comunità dell’epoca romana.
Un passaporto culturale
Recuperato a dicembre dalla Tomba 65, il pacchetto frammentario di papiro contiene un passaggio dell’Iliade risalente a 2.800 anni fa che funge da inventario dettagliato della forza navale dell’esercito acheo e delle sue origini regionali, descrivendo le forze schierate contro Troia per recuperare Elena. Il testo menziona comandanti specifici, come Guneo, che arrivò con “ventidue navi da Cifo”, e Tlepolemo, un “figlio di Ercole” che portò nove navi da Rodi.
Le scoperte della dottoressa Mascia rivelano un atto deliberato e intimo: un documento preparato in un laboratorio di mummificazione e posto direttamente sul corpo del defunto. “Questi pacchetti di papiro sigillati potrebbero essere stati considerati parte di una procedura funeraria alternativa”, ha affermato, aggiungendo che ulteriori studi sono essenziali per dimostrare questa ipotesi.
Questo primo soccorso spirituale segue una lunga tradizione. La dottoressa Scalf osserva che i Formularia greco egizi suggeriscono addirittura che il poema omerico fungesse anche da vero e proprio kit medico. Per un paziente costretto a letto e tremante di malaria, la prescrizione era semplice: appoggiare la testa contro una pergamena del Libro IV per abbassare la febbre.
Per i residenti che si muovevano nel complesso e vivace crocevia dell’Egitto romano, i papiri letterari greci potrebbero aver funzionato come un passaporto culturale cruciale, afferma Anna Dolganov, storica presso l’Istituto Archeologico Austriaco. In Egitto, essere ellenici connotava uno status sociale esclusivo e un privilegio finanziario – e doveva essere meticolosamente documentato attraverso genealogie che risalivano a diversi secoli prima.
Seppellita con i defunti, l’Iliade serviva forse come una sorta di “codice di accesso” per un aldilà più confortevole. La dottoressa Dolganov si chiede se portare con sé il poema epico fosse una strategia deliberata per assicurarsi l’ingresso nell’aldilà greco, aggirando di fatto le prove tortuose della mitologia egizia. Per queste persone, l’identità ellenica non era solo per questo mondo: era un upgrade eterno, che offriva un percorso più agevole e uno status più elevato nell’aldilà.