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 2026  maggio 27 Mercoledì calendario

Il dissidente cinese evaso per la quarta volta arrestato al largo della Corea del Sud

Era fuggito già tre volte in passato, ma era stato poi sempre rimpatriato. Ora Dong Guangping, 68 anni, ex poliziotto diventato attivista, l’ha fatto di nuovo. È scappato dalla Cina direzione Corea del Sud a bordo di un piccolo gommone con un motore da 10 cavalli. A confermare la fuga del dissidente sono stati due suoi amici e il suo avvocato al New York Times.
La fuga di Dong Guangping
Le autorità sudcoreane stanno interrogando “un cittadino cinese rinvenuto su un gommone al largo della costa occidentale”, ha fatto sapere questa mattina la Guardia Costiera. “È stato arrestato con l’accusa di violazioni delle leggi sull’immigrazione”. Un funzionario della Guardia Costiera ha rifiutato di confermare il nome del sospettato, ma lo ha descritto come un uomo cinese sulla sessantina. L’ora e le circostanze del suo arresto corrispondono al caso di Dong Guangping raccontato dal New York Times.
Kim Joo-kwang, l’avvocato che rappresenta Dong in Corea del Sud, ha dichiarato che il suo assistito è stato arrestato a Taean, senza fornire ulteriori dettagli “adducendo come motivo l’indagine in corso”, spiega il Nyt. A confermare che si tratta di Dong è stata anche l’attivista sino-canadese Sheng Xue, che dice di aver parlato con l’uomo dopo il suo arrivo in Corea del Sud. Dong le avrebbe raccontato di aver trascorso più di 30 ore in mare dopo aver lasciato Weihai, città costiera nella provincia dello Shandong nella Cina orientale.
L’uomo si trovava su un gommone di 3,3 metri con un motore da 10 cavalli quando è stato avvistato a circa 38 miglia nautiche al largo della costa occidentale nella tarda serata di lunedì da un peschereccio il cui equipaggio ha allertato le autorità, ha spiegato la Guardia Costiera della contea di Taean.
L’attivismo e gli arresti
Cresciuto a Zhengzhou, nella Cina centrale, Dong ha lavorato come agente di polizia prima di diventare un attivista per i diritti umani. Venne licenziato dalla polizia nel 1999 dopo aver firmato una petizione a sostegno delle vittime del massacro di piazza Tiananmen, e poi nel 2001 condannato a tre anni di carcere per “istigazione alla sovversione del potere statale”. Nel 2014 le autorità cinesi lo arrestarono di nuovo e lo tennero in isolamento per mesi: aveva partecipato a una manifestazione sempre in commemorazione di Tiananmen. Venne rilasciato nel febbraio 2015.
Qualche mese dopo, nel settembre 2015, Dong, moglie e figlia fuggirono in Thailandia dove ottennero lo status di rifugiati dalle Nazioni Unite e l’approvazione per il trasferimento in Canada. Poco prima della partenza per il Canada l’uomo venne però arrestato dalla polizia thai. Su pressione di Pechino venne rimpatriato in Cina mentre la sua famiglia riuscì a trasferirsi in Canada. “Al suo ritorno, Dong venne costretto a rilasciare una confessione in diretta televisiva e venne nuovamente condannato, scontando un’altra pena detentiva dal 2016 al 2019”, ricorda l’Ong Human Rights in China.
Rilasciato nell’agosto 2019, rimase però sotto stretta sorveglianza da parte della polizia. “In dicembre riuscì a sfuggire alla polizia e andò sulla costa sud-orientale della Cina, per cercare di raggiungere a nuoto l’isola taiwanese di Kinmen”, ricostruisce il Nyt. Dopo otto ore in mare venne salvato da alcuni pescatori cinesi e poi rimandato in Cina un’altra volta. Dong fuggì ancora nel 2020, in Vietnam. Rimase nascosto nel Paese per due anni: poi nell’agosto 2022 venne arrestato dalla polizia vietnamita e rispedito nuovamente in Cina. Nell’aprile 2023 venne condannato per “attraversamento illegale del confine” e poi rilasciato nell’ottobre dello stesso anno.
La portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, interrogata sulla questione durante la conferenza stampa quotidiana, ha affermato di non essere a conoscenza della vicenda. Il caso di Dong rischia di mettere sotto pressione il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, insediatosi lo scorso anno e che ha cercato di ristabilire i rapporti, spesso instabili, del suo Paese con la Cina.
La lotta per ricongiungersi con la sua famiglia
“Da oltre un decennio Dong non ha mai smesso di lottare per la libertà e per ricongiungersi con la sua famiglia. Il fatto che un uomo di quasi settant’anni sia stato costretto ad attraversare il mare aperto su un piccolo gommone è di per sé una prova devastante della situazione dei diritti umani in Cina”, afferma Human Rights in China. “Esortiamo il governo sudcoreano a rispettare i principi umanitari e gli obblighi internazionali in materia di diritti umani, garantendo che Dong Guangping non venga rimpatriato in Cina, dove corre un grave rischio di persecuzione e tortura. Chiediamo inoltre alla Corea del Sud di consentirgli di richiedere asilo politico o di agevolarne il passaggio in sicurezza affinché possa ricongiungersi con la sua famiglia in Canada”.
Fughe di questo tipo sono estremamente rare. Nell’ultimo caso noto, un dissidente cinese, Kwon Pyong, raggiunse la Corea del Sud dalla Cina su una moto d’acqua tre anni fa. Kwon venne condannato per ingresso illegale ma l’anno successivo volò negli Stati Uniti per chiedere asilo.