repubblica.it, 27 maggio 2026
Recuperati i resti dell’arsenale chimico di Assad
Il governo siriano ha messo le mani su ciò che restava dell’arsenale chimico di Bashar al-Assad, il dittatore cacciato nel dicembre del 2024. Munizioni, razzi, bombe d’aereo, materiali grezzi per la produzione di gas sarin: armi e componenti dello stesso tipo di quelli usati nei 14 anni di guerra civile, quando il gas nervino trasformò i sobborghi di Damasco e i villaggi ribelli in camere della morte.
A rivelarlo è Mohamad Katoub, rappresentante permanente siriano presso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) in un’intervista alla Reuters. Secondo Katoub, le autorità di transizione, guidate dal presidente Ahmed al-Sharaa, hanno individuato depositi e siti non dichiarati del vecchio apparato clandestino. Diciotto persone sono state arrestate con l’accusa di aver avuto un ruolo nel programma chimico di Assad, tra loro ci sono generali a tre stelle, funzionari politici e tecnici di alto livello. Almeno quattro compaiono già nelle liste delle sanzioni europee, britanniche o americane.
L’Opac conferma che una sua squadra sta visitando, insieme alle autorità siriane, diversi siti nelle aree costiere settentrionali e nelle regioni centrali del Paese. Hanno localizzato più di settanta ordigni. Recuperati anche ingredienti grezzi per la produzione del sarin, il gas nervino usato dalle forze di Assad negli attacchi che uccisero oltre 1.300 persone a Ghouta, sobborgo di Damasco, nell’agosto 2013, e poi ad Al-Lataminah nel marzo 2017. Nei siti ispezionati sono stati rinvenuti sistemi per miscelare e immagazzinare agenti chimici, oltre a esammina, uno stabilizzante impiegato nella produzione del sarin.
Per anni Damasco aveva negato e minimizzato. La Siria aveva aderito alla Convenzione sulle armi chimiche nel 2013, dopo il massacro di Ghouta, dichiarando un arsenale da 1.300 tonnellate, ma l’uso di gas proibiti non si era fermato. Indagini congiunte delle Nazioni Unite e dell’Opac hanno attribuito più volte al regime attacchi con sarin, cloro e iprite. Nessuno conosceva davvero la dimensione del programma segreto, rimasto fuori dalle dichiarazioni ufficiali.
L’Opac ha indicato fino a cento siti siriani che devono ancora essere ispezionati. È lì, in magazzini militari, basi abbandonate, laboratori protetti e depositi mai registrati, che potrebbe trovarsi la parte sommersa dell’arsenale. Lo scorso marzo la nuova leadership siriana ha lanciato un piano sostenuto da Washington per eliminare le armi chimiche residue. Questo è il primo risultato di rilievo.
“Abbiamo mantenuto un impegno verso il popolo siriano e verso il mondo”, dice Katoub. “È la prima volta che munizioni di questo tipo vengono recuperate prima che possano essere usate in crimini contro i siriani”. Mettere in sicurezza quei materiali, ha aggiunto, significa proteggere non solo la Siria ma anche la sicurezza globale