Corriere della Sera, 27 maggio 2026
Ustica, i parenti delle vittime: «No all’archiviazione»
«La verità non si può archiviare e se non ci riusciranno i magistrati a dimostrarla, pretendiamo da cittadini che sia la politica, in primis il governo, a intervenire per ottenerla finalmente dai nostri Alleati». Il 27 giugno, tra un mese esatto, saranno passati 46 anni dalla strage di Ustica, 81 morti ancora senza giustizia, ma Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, non ha perso la speranza.
Questa mattina, alle ore 10, al Tribunale di piazzale Clodio, l’ex senatrice Ds, 80 anni, che perse suo fratello Alberto quella notte, sarà in prima fila, insieme con un’altra decina di parenti dei morti del Dc-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitato nel mar Tirreno il 27 giugno 1980, per illustrare al gip Livio Sabatini i motivi per non archiviare l’inchiesta-bis della Procura di Roma. «Ci fu una battaglia nei cieli – accusa Bonfietti – La presenza in quell’area di aerei americani, francesi, inglesi e belgi è stata già ampiamente dimostrata, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga rivelò che l’obiettivo era abbattere Gheddafi in volo su un Mig. Ma tutte le rogatorie presentate alla Francia dalla giustizia italiana sono rimaste finora senza risposta e questa mancata collaborazione da parte degli Alleati è scandalosa».
Il giudice Sabatini deciderà a settembre sulla richiesta d’archiviazione dei pm romani, intanto ieri alla Camera accanto a Bonfietti e a un gruppo di deputati (De Maria, Verini, Scalfarotto, Pellegrini, Lombardo e Ilaria Cucchi) è intervenuto anche don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, appellandosi alla responsabilità della politica e della magistratura: «Non si può e non si deve archiviare – ha detto – perché non possiamo uccidere una seconda volta le 81 persone che erano su quell’aereo. Giustizia e verità non sono accessori della vita, ma la condizione per la vita. E la democrazia non può esistere senza verità, non è compatibile con zone d’ombra, abusi e silenzi complici».
Anche la signora Giuliana Cavazza, che nell’attentato perse sua madre e oggi è presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, annuncia la sua ferma opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta-bis, sulla base di sette memorie che «dimostrano – afferma Cavazza – la necessità di proseguire le indagini sull’unica ipotesi tecnicamente sostenibile: l’esplosione di un ordigno a bordo». Ma quest’ipotesi viene respinta con forza da Daria Bonfietti: «È la versione dell’ex ministro Carlo Giovanardi, della figlia del generale Lamberto Bartolucci, sono solo depistaggi». Così, a 46 anni dalla strage, lo scontro tra parenti è solo un motivo in più di amarezza.