Corriere della Sera, 27 maggio 2026
Se i portaborse dell’AfD restano fuori dal Bundestag
Ci risiamo. Il Bundestag nega l’accesso agli edifici parlamentari a un altro collaboratore di un deputato AfD. È l’ottavo caso. E, guardacaso, si tratta sempre dell’estrema destra. Nel rispetto della privacy, il nome non è stato fornito a Politico – che ha scoperchiato il tema. Si sa però che lavora per l’onorevole Peter Bohnhof, di Dortmund: un estremista che compare poco in pubblico e afferma che «in linea di principio non commenta questioni di personale», neppure del suo.
Interdetti, bannati, respinti: i portaborse non possono entrare nelle grandi sale sotto la cupola di vetro che domina il centro di Berlino, perché sono ritenuti un pericolo per la democrazia o lo Stato. Non è una decisione facile negare il tesserino e l’accesso ai sistemi informatici – perché il bando deve poi superare il ricorso, che viene di norma presentato ai tribunali. Servono motivi seri, documentati. Per esempio, una segnalazione dei servizi interni. Oppure condanne per incitamento all’odio o resistenza a pubblico ufficiale. Tra gli esclusi, un collaboratore parlamentare aveva contatti con il governo russo; un altro è stato condannato per violazione di domicilio, un terzo aveva minacciato dei richiedenti asilo con un’arma. Ma il caso più noto è quello dell’agitatore islamofobo Michael Stürzenberger, sopravvissuto a un attacco al coltello di un invasato jihadista durante un comizio a Mannheim: è collaboratore di un deputato bavarese, ma al Bundestag non può entrare.
Si sa, i Parlamenti sono una miniera di dati. In Germania è emerso come deputati AfD facessero regolari interrogazioni sulle forniture militari nei parlamenti locali della Sassonia (forse da rigirare a Mosca). Le intelligence russe e cinesi sembrano perennemente a caccia di dossier, dalle Camere regionali ai corridoi del potere di Bruxelles (quando c’era l’ungherese Orbán, non era al sicuro neppure il Consiglio Ue – i discorsi dei leader venivano riferiti a Mosca, raccontò per primo il polacco Tusk).
Comunque sia, resta per la Germania il rompicapo dell’AfD. Quanto si può interdire ai suoi membri più pericolosi l’accesso al Parlamento? E che fare di un partito che parti della Cdu vorrebbero sdoganare – che ha simpatie per Putin e occasionalmente qualche deputato al suo servizio – e che, con il 27% dei consensi, è da tempo il primo partito tedesco, con ampio distacco su quello del cancelliere?