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 2026  maggio 27 Mercoledì calendario

Legge elettorale, lite sul nuovo testo

Per una legge elettorale «scritta insieme» c’è ancora da attendere: probabilmente un pezzo. Per lo Stabilicum, la legge elettorale voluta dal centrodestra invece i lavori proseguono. Le novità rispetto al testo precedente sono state messe a punto dagli sherpa del centrodestra e sono sostanzialmente tre: per ottenere il premio di maggioranza sarà necessario che una coalizione raggiunga il 42%, il 40% non basta più. Punto secondo, il tetto massimo che una coalizione può raggiungere alla Camera grazie al premio non è più di 230 seggi (con la possibilità di arrivare a 240 con gli eletti all’estero e le autonomie), ma soltanto di 220, al Senato si passerebbe da 114 a 113. Infine, è scomparsa qualunque ipotesi di ballottaggio, fin qui prevista se entrambi gli schieramenti non raggiungessero la soglia utile a far scattare il premio. Lacuna vistosa, le preferenze.
Su questa base non formalizzata, ieri si sono aperti i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera, presente la ministra delle Riforme Casellati. E subito i toni si sono accesi. Le opposizioni chiedevano un nuovo testo prima di proseguire con la discussione generale, il leghista Igor Iezzi a dire che un testo ancora non c’era. Per l’opposizione un modo anche per chiedere, su quella base, nuove audizioni. Mentre la maggioranza non intende presentare un testo per farlo subito impiombare da «milioni di emendamenti».
In breve: alla richiesta di un nuovo testo, il centrodestra ha risposto picche. «È un po’ il gioco dell’oca – ha detto il dem Gianni Cuperlo —. Abbiamo chiesto che almeno i relatori ci illustrassero le modifiche, ma invece siamo partiti con il dibattito». Con il presidente della commissione, Nazario Pagano, a spiegare che «non è stata presa alcuna decisione. Delle modifiche saranno proposte, questo sì». Poi ci sarà un ufficio di presidenza e «se le modifiche saranno molto significative valuteremo in quella sede». Pagano dice di non «avere nulla contro possibili nuove audizioni». Anzi, «c’è sempre stata la manifestata intenzione di coinvolgere le opposizioni, io ero anche favorevole a un comitato ristretto. Ma se opponi sempre un niet sovietico a qualunque cosa, capite che è un problema...».
Fatto sta che la discussione generale è effettivamente iniziata, nonostante l’assenza del nuovo (possibile) testo. Spiega lo sherpa di Forza Italia Stefano Benigni: «Noi siamo andati incontro sia alle rilevazioni dei costituzionalisti sia a una parte della opposizione, e penso ad Azione. Pd, M5S e altri non si sono neanche voluti confrontare. Nonostante questo, abbiamo comunque voluto dare un messaggio distensivo riconoscendo la necessità di limare la legge. Certo, mantenendo intatta la finalità della stabilità e governabilità. Ma le correzioni sono anche a tutela di chiunque un domani perderà le elezioni». Da FdI, la si tronca in fretta: «Abbiamo corretto il testo con tutto quel che veniva chiesto. Se ancora è un no, cosa dobbiamo fare?».
Dal Pd risponde Dario Parrini: «Non cambia nulla. Resta un premio vicinissimo al 60% e resta l’anteprima surrettizia del premierato». Quanto alle aperture, «era solo il diritto di intervenire sulle virgole». Insomma, «i fatti stanno a zero, le liste sono bloccate per il 100% dei parlamentari, mentre con il Rosatellum lo sono soltanto al 63%. Il resto è noia».
Resta ancora assolutamente aperta la questione delle preferenze. FdI da sempre vorrebbe reintrodurle, FI e Lega si voltano solo a sentirle menzionare. La mediazione potrebbe essere i capilista bloccati. Roberto Vannacci ieri ha promesso di fare «tutti gli emendamenti e tutti gli ordini del giorno possibili» per reintrodurle: «Anche se sappiamo che le dinamiche di potere e le mosse del cavallo delle segreterie dei partiti saranno difficili da superare».