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 2026  maggio 27 Mercoledì calendario

Intevrista al neo sindaco di Venezia Venturini

«Ho seguito il voto con Ste­fani, nel mio uffi­cio. Alberto lo cono­sco da tempo, in que­sti mesi è diven­tato un amico. Lui ha 34 anni, io 38. Pre­si­dente del Veneto e sin­daco di Vene­zia, ci pensa? La poli­tica può ancora par­lare ai gio­vani, ed essere fatta da gio­vani. Ne siamo la prova. E voglio sot­to­li­neare una cosa: non siamo stati can­di­dati in quanto gio­vani, ma per­ché ave­vamo già espe­rienza e una visione, non siamo figu­rine, ci siamo fatti il mazzo da ammi­ni­stra­tori. Lui da sin­daco e poi depu­tato, io da con­si­gliere e asses­sore. Sono entrato in Comune a 22 anni. Qual­cuno dovrebbe osser­vare ciò che è suc­cesso…».Quando ha capito che aveva vinto cos’ha fatto?
«Sono andato con Alberto al comi­tato elet­to­rale, in vapo­retto, linea 1, in mezzo ai vene­ziani e ai turi­sti».
Per festeg­giare Spritz o Pro­secco?
«Pro­secco, me lo sono ritro­vato in mano. Potevo non berlo?».
No. E ora?
«Sta­sera (ieri, ndr) c’è il basket, la Reyer, gara 5, ci gio­chiamo le semi­fi­nali scu­detto. La prima volta al palaz­zetto da sin­daco».
La Reyer è la squa­dra di Bru­gnaro, il suo pre­de­ces­sore. Le inda­gini sulla giunta non hanno pesato…
«Voglio essere sin­cero: in città, soprat­tutto in certi salotti, in alcuni momenti se n’è par­lato eccome. Fuori però no: i pro­blemi erano altri».
Come quello del turi­smo di massa. Lei, da asses­sore al Turi­smo in carica, in cam­pa­gna elet­to­rale aveva pro­messo di intro­durre un tic­ket fino a 50 euro con­tro i turi­sti cafoni. Lo farà dav­vero?
«I turi­sti vanno rispet­tati e si devono sen­tire a casa pro­pria. Per il turi­smo mordi e fuggi, quello di gior­nata fatto di per­sone che allog­giano fuori dal cen­tro e si river­sano in città, abbiamo già intro­dotto in certe gior­nate l’ingresso a 10 euro. La mia idea, nel momento in cui si avvi­cina il tutto esau­rito, è quella di alzare il prezzo, per disin­cen­ti­vare il visi­ta­tore che non sem­pre porta rispetto o che comun­que genera un impe­gno extra. Man­te­nere la città pulita e in ordine ha un costo».
Simone Ven­tu­rini, da lunedì il più gio­vane sin­daco della sto­ria di Vene­zia, ha stra­volto i pro­no­stici. Ha vinto al primo turno col 51% con­tro il cen­tro­si­ni­stra. La sua lista civica ha preso il 30, sei punti in più del Pd, che era sicuro di trion­fare. Schlein e i “big” demo­cra­tici erano in città da giorni.
«Guardi, io non ho voluto alcun son­dag­gio, ne abbiamo com­mis­sio­nato solo uno all’ini­zio, per­ché è prassi, poi ho pre­fe­rito stare in mezzo ai vene­ziani e ascol­tarli. Più si avvi­ci­nava il voto e più ero certo che ce la saremmo gio­cata fino in fondo, ma men­ti­rei se le dicessi che mi aspet­tavo di vin­cere senza pas­sare dal bal­lot­tag­gio».
È spo­sato?
«Sì, con Caro­lina. Sono diven­tato sin­daco nel giorno del nostro secondo anni­ver­sa­rio».
Ci dica della sua fami­glia. 
«Della mia?».
Sì.
«Mia mamma aveva in mente altri pro­getti per me, non ha sem­pre apprez­zato che facessi poli­tica. L’ho sen­tita qual­che ora dopo il voto, dopo aver rice­vuto chia­mate di mini­stri e poli­tici. Papà era con me lunedì sera. Ho una sorella, ha cin­que anni in meno, è psi­co­loga e musi­ci­sta, suona musica ska-reg­gae. Non la pensa come me, credo che non mi abbia votato».
Al comi­zio del can­didato del Pd, il depu­tato Mar­tella, c’era Oli­ver Skardy, lea­der dei Pitura Fre­ska, quelli di “Oi ‘ndemo veder i Pin Floi” e“Papa Nero”.
«Noi i comizi, diciamo così, li abbiamo fatti tutti i giorni ascol­tando cit­ta­dini e com­mer­cianti».
La sini­stra ha pun­tato sul voto dei musul­mani, soprat­tutto a Mar­ghera.
«Dove sono nato. Secondo me, ma lo dico col mas­simo rispetto, il mio sfi­dante è stato troppo ideo­lo­gico. Ana­liz­zando il voto la sini­stra ci ha rimesso. Hanno ten­tato di arruo­lare in blocco un’intera comu­nità, ma non fun­ziona così».
In poli­tica a 22 anni, per­ché?
«È stato un pas­sag­gio natu­rale: ho stu­diato dai frati Fran­ce­scani, poi ho fatto lo scout, volon­ta­riato in chiesa… Mi sono sem­pre occu­pato di tanti aspetti della quo­ti­dia­nità».
Oltre all’asses­so­rato al Turi­smo aveva le dele­ghe al Lavoro, Sociale e al Volon­ta­riato. È radi­cato nel ter­ri­to­rio.
«Abbiamo dovuto gestire la crisi di Porto Mar­ghera, la rein­du­stria­liz­za­zione. La prio­rità è stata quella di creare occu­pa­zione, e in que­sti cin­que anni cer­che­remo di attrarre il più pos­si­bile impren­di­tori che abbiano voglia di inve­stire qui da noi. Voglio costruire un gruppo di amba­scia­tori vene­ziani nel mondo».
Lei è uffi­cial­mente un civico. È stato iscritto a qual­che par­tito?
«All’Udc, per cin­que anni, ho aperto la sede di Mar­ghera. Sono rima­sto affa­sci­nato da Casini, col quale poi è nata una grande ami­ci­zia. Dell’Udc sono stato anche capo­gruppo in Con­si­glio comu­nale».
Un gio­vane mode­rato, quindi.
«Nei toni sì. Ma sono una per­sona pra­tica, guardo al sodo, non mi piace per­dere tempo in chiac­chiere o rin­cor­rere la pole­mica del momento per ricer­care il con­senso».
Tor­niamo al risul­tato di lunedì.
«Mi ave­vano preso per matto».
Chi, e quando?
«Quasi tutti, quando in con­fe­renza stampa, set­ti­mane fa, avevo detto che con la civica pun­tavo al 30%».
L’aveva spa­rata?
«No, per­ché girando sen­tivo che il con­senso era alto, si capiva anche che tanti gio­vani sta­vano con noi. Men­tre certa stampa ci dava per morti».
Poco prima del voto sono scop­piati il “caso Venezi” alla Fenice e quello della Bien­nale. Ha tre­mato?
«No, que­sto no. Però qual­cosa me lo sarei evi­tato volen­tieri».
Per la sini­stra Vene­zia è diven­tata una Disney­land per ric­chi.
«Dichia­ra­zioni folli. Come si fa a deni­grarla in que­sto modo? Vene­zia è una delle città più con­tem­po­ra­nee del mondo».
Rimarrà nel suo uffi­cio di asses­sore?
«Vado in quello di fronte, ma non ho ancora avuto un secondo per razio­na­liz­zare cos’è suc­cesso».
Un altro Pro­secco?
«Non rie­sco a godermi la vit­to­ria. Mi è appena venuta la pelle d’oca…».