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 2026  maggio 26 Martedì calendario

Senegal, rottura tra i due amici al potere: Faye licenzia Sonko

Venerdì 22 maggio 21:30 Dakar, Senegal: la notizia arriva come una doccia fredda. Il presidente Bassirou Diomaye Faye ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko. Con lui cade l’intero governo.
Per anni il Senegal è stato considerato una delle democrazie più stabili dell’Africa occidentale. Oggi quella reputazione torna ad essere sotto stress.
Faye e Sonko, gli amici inseparabili avevano fondato il Pastef – Patrioti africani del Senegal per lavoro, etica e fratellanza – nel 2014. Dodici anni insieme, anni di repressione, mesi di carcere. Nel marzo 2024 Sonko era stato escluso dalla corsa presidenziale per una condanna per diffamazione, e aveva lasciato il posto a Faye, all’epoca sconosciuto al grande pubblico. Lui era il “Piano B”. Lo slogan recitava: “Diomaye è Sonko, Sonko è Diomaye”, a sottolineare un’unica entità politica. Così il 54% dei senegalesi votò con grande entusiasmo per i due quarantenni che rappresentavano il futuro.
Il partito incarnava la speranza di rompere con un “sistema” (quello dell’ex presidente Macky Sall) accusato di corruzione e di non poche violazioni delle libertà. Sonko, popolarissimo soprattutto tra i giovani, è sempre stato il tribuno, il leader, l’incarnazione del progetto sovranista del Pastef. Faye, lo stratega nell’ombra.
Che cosa è successo dunque? Le crepe sono cominciate presto. Nel novembre 2025 Faye ha dato vita alla sua “coalizione Diomaye” contro il parere di Sonko. Poi il 2 maggio scorso, in una clamorosa intervista televisiva, il presidente ha detto per la prima volta di essere pronto a togliere la fiducia al capo del governo se fosse stato necessario, ma nessuno si aspettava che tutto precipitasse così in fretta. La sera del suo licenziamento, subito dopo la mezzanotte, Ousmane Sonko è apparso nel suo quartiere della città di Keur Gorgui, a Dakar, a bordo di un 4×4, scortato da una folla di attivisti. Nel quartiere paralizzato dalla folla l’atmosfera assomigliava a quella delle notti di vittoria. “Grazie Sonko!” hanno scandito centinaia di sostenitori. Anche se in verità c’è poco da festeggiare.
Lo scontro tra i due è esploso sul potere, e sui soldi di un Paese che vive una seria crisi economica strutturale. Faye era diventato presidente solo perché Sonko era ineleggibile: una debolezza originaria che ha pesato su tutto.
I due amici inseparabili sono diventati rivali in due anni. Il palazzo li ha separati: uno aveva la carica (Faye) l’altro il grande consenso popolare (Sonko). Venerdì notte, uno ha licenziato l’altro. La loro alleanza avrà anche attraversato gli anni di repressione e i mesi di carcere, ma non ha resistito all’esercizio del potere.
Adesso si apre una temporanea coabitazione politica inedita. Quattro testi: la revisione della Costituzione, della Corte costituzionale, dei partiti politici e la creazione di una Commissione elettorale nazionale indipendente saranno presentati a breve all’Assemblea nazionale. Questo lascerebbe solo un piccolo margine di manovra per il capo dello Stato. La vera resa dei conti, però, sarà il prossimo 6 giugno. Quel giorno, a Dakar, il Pastef terrà il suo primo congresso dalla fondazione del 2014. All’ordine del giorno: l’elezione del presidente del partito. Sarà lì che si capirà se Sonko conserverà, come prevedibile, il controllo della macchina o se il partito si ricomporrà attorno a Faye. L’orizzonte finale è quello delle presidenziali del 2029, alle quali entrambi di fatto puntano.
Per anni Faye e Sonko hanno incarnato per gli elettori la stessa “rottura con il passato”. Adesso, in un Senegal in crisi e spaccato a metà, resta da capire chi dei due sarà davvero in grado di mantenere la promessa.