Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 26 Martedì calendario

Femminicidi, nei Paesi del Nord-Est della Ue 5 volte le vittime italiane

La violenza estrema contro le donne è una piaga aperta nel cuore dell’Europa. Ma, a differenza di quello che si potrebbe pensare, colpisce molto di più le cittadine dell’Europa Centro-Orientale che non quelle dei Paesi mediterranei, Italia compresa. Lo dimostra uno studio approfondito dell’Eprs, il think tank del Parlamento europeo, basato sui dati Eurostat. Nel 2023, in 24 dei 27 Paesi Ue sono state uccise almeno 1.432 donne, una ogni sei ore. Il dato medio europeo è nell’ordine di 0,5 vittime ogni 100mila donne: in Africa è di tre, nelle Americhe di una e mezza. Nonostante numerose misure di contrasto, le statistiche non mostrano un ribasso.
Mentre l’omicidio di una donna include ogni reato indipendentemente dal movente, il femminicidio è definito come l’uccisione intenzionale per ragioni misogine o basate sul genere. Include moventi quali controllo maschile e norme patriarcali in una sfera di relazioni che comprende partner, ex partner, approcci rifiutati, legami familiari. Poiché non tutti gli Stati Ue riconoscono il femminicidio come reato specifico, i ricercatori usano come indicatore i crimini commessi da partner intimi o familiari, stragrande maggioranza delle uccisioni legate al genere.

Le statistiche del 2023
rivelano un’Europa a due velocità. In termini di omicidi di donne ogni 100mila cittadine, svetta la Lettonia (2,75 crimini ogni 100mila donne) seguita da Lituania (1,81), Austria (0,99), Bulgaria (0,91) e Germania (0,89). La media Ue si attesta a 0,67 mentre l’Italia, con un tasso di 0,4 (118 vittime accertate), è sotto la media continentale e quart’ultima tra i 24 Paesi che hanno raccolto i dati. Se si restringe il campo ai femminicidi – in questo campo hanno trasmesso dati solo 17 Paesi su 27 – la classifica conferma i picchi critici dell’Europa Centro-Orientale. Svetta sempre la Lettonia, con 1,8 femminicidi ogni 100mila donne, seguita da Lituania (1,14), Austria (0,64), Germania (0,60) e Ungheria (0,58). La media Ue è di 0,42 vittime ogni 100mila donne e l’Italia, con 0,32 – 96 vittime –, è sotto alla media. Il tasso di femminicidi in Lettonia è oltre cinque volte superiore a quello italiano. Ma c’è ben poco da congratularsi.
Le conclusioni dell’Ufficio studi del Parlamento europeo sono chiare: chi pensa che per risolvere la questione basti inasprire le pene non ha capito nulla. Se a livello di Unione europea è necessario che i codici penali riconoscano il femminicidio come reato a parte, per armonizzare la raccolta dei dati, migliorare la ricerca a livello sociale e culturale e tipizzare il trattamento giuridico, servono risposte a livello politico e culturale, tanto europee quanto nazionali. Risposte che devono concentrarsi sulla prevenzione precoce, attraverso la formazione specialistica delle forze dell’ordine e della magistratura e tempestive valutazioni del rischio, dando efficacia reale a sistemi come il “codice rosso” italiano. In ambito sociale, è invece urgente investire nell’educazione all’uguaglianza di genere e nel potenziamento dei centri antiviolenza. Solo la sinergia tra riforme concrete e profonda trasformazione culturale potrà fermare la strage.