repubblica.it, 26 maggio 2026
Delmastro: “Finii nel locale dei Caroccia perché era carino”
“Sì, non ho difficoltà a rispondere. In quella bisteccheria ci sono venuti altri esponenti di FdI, una sera è venuto anche Donzelli, ma mangiò una cosa velocissima, dieci minuti. Sia chiaro che lui non ha mai frequentato nessuno. Ho invitato altri esponenti politici del mio partito in quel locale, perché ci vedevamo anche fuori”.
Per la prima volta Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia travolto dallo scandalo (ma non indagato) della società fondata con i Caroccia, nonostante la condanna per mafia, ammette che vi erano “amici del partito” con lui. E fa i nomi e i cognomi dei big del ministero e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dalla ex zarina Bartolozzi ai vari dirigenti di via Arenula, che erano habituée della bisteccheria ritenuta frutto del riciclaggio dei Senese.
Tanto che il senatore Scarpinato chioserà, lasciando a Delmastro la buona fede: “Lei lo sa il danno che evidentemente, involontariamente, ha fatto allo Stato? Mentre il collaboratore dei Senese veniva trovato impiccato in carcere, voi eravate a cena tutti, col Dap, nella bistecchiera. Quindi la mafia ha pensato: il Dap è Cosa Nostra”.
I commissari dell’Antimafia insistono: e chi altri? Perché non vuole dire i nomi? Delmastro resiste, svicola, la prende alla larga “ma noi siamo anche amici, non abbiamo problemi ad avere rapporti fuori del Palazzo”, poi è costretto spiegare: “Altri nomi? Per esempio il collega di FdI Michele Schiano, ma onestamente non credo che abbiano commesso un reato a fermarsi a cena o a pranzo, e non ho commesso reati io a invitarli”. E aggiunge “Sì sono stato sprovveduto. Ma credo anche di essere una persona intelligente che ha commesso un errore. Che ha portato alle mie fatali dimissioni”. E ancora: “Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta”.
Delmastro ripete la stessa ricostruzione già affidata all’opinione pubblica. “Lei è Alice nel paese delle meraviglie. O sta mentendo, e lo capiremo nel prosieguo del procedimento giudiziario – chiarisce la senatrice Valeria Valente del Pd – oppure lei è fuori dal mondo, ma questo configge con il pugno duro e la fermezza che ha sempre ostentato, come quando si augurò che i detenuti non respirassero nel nuovo mezzo in dotazione alla polizia penitenziaria”.
La deputata dem Debora Serracchiani picchia: “Onorevole Delmastro, com’è possibile che lei non si sia informato sui precedenti delle persone con cui entrava in affari, che lei entrava in un locale di mafiosi portandosi dietro il Dap e che non accetti che si resti sbigottiti di fronte a questo?”
L’ex sottosegretario alla Giustizia resta impassibile: “Commissaria Serracchiani, lei può farmi questa domanda fino allo sfinimento, restare legittimamente sbigottita quanto vale ed io risponderò sempre allo stesso modo: non ne sapevo nulla, nessuno mi ha avvertito. Le sembra possibile che una persona perbene sappia che di fronte la figlia di un condannato per mafia e ci mette i suoi soldi?”. E ancora: “Capisco che lei non mi ritenga tale, che coltiva un giudizio opposto su di me. E allora le capovolgo l’assunto. Se io fossi stato un amico dei mafiosi avrei lasciato la mia carta d’identità sul tavolo? Vuole che i miei avvocati non conoscano degli sgherri prestanome a cui affidare una tale pratica per nascondere la vera identità di un socio?”.
Ma la deputata Piccolotti torna sul punto: “Per sapere che i Caroccia erano coinvolti nell’inchiesta per mafia, a lei bastava aprire Google, si rende conto? Ma lei deputato e sottosegretario si mette in affari con persona che aveva precedenti senza digitare quel nome e senza neanche capire se quel nome e cognome come imprenditore era uno che collezionava successi o fallimenti?”.