corriere.it, 26 maggio 2026
Milano, «invasione» dei data center: 33 già attivi, 10 in arrivo, 23 allo studio.
Ultimo miglio, si vota. Dopo settimane di dibattito arriva finalmente in aula la – controversa – legge sui data center in Lombardia, prima in tutta Italia a tentare di fissare dei paletti a proposito dell’insediamento degli store destinati ad ospitare i server necessari alla conservazione dei dati sensibili sul cloud delle big tech: cattedrali tecnologiche che in futuro, secondo la normativa che verrà votata oggi in Consiglio regionale, andrebbero a collocarsi in prevalenza in ex aree industriali dismesse, andandosi a sommare ai 36 data center già attivi (33 nella sola area metropolitana di Milano, in prevalenza a sud dell’hinterland).
Il progetto – approvato lo scorso aprile dalla Commissione territorio, infrastrutture e mobilità – intende dettare linee guida sui criteri di scelta delle aree geografiche individuate, sul consumo energetico e i criteri di autorizzazione dei nuovi complessi che sorgeranno sul territorio, con la maggioranza che si appresta ad apportare una serie di correttivi, dopo un dibattito con opposizione e piccoli Comuni, i quali – più di altri – lamentano l’intrusione da parte dei giganti del digitale e chiedono il supporto di eco-ristori. Via libera allora a quattro emendamenti: previsti, tra gli altri, compensazioni economiche anche qualora si intervenga in siti industriali dismessi, oltre a un inasprimento degli oneri per chi intenda insediarsi su aree agricole o a tutela speciale.
«La concentrazione è elevatissima – lamenta la sindaca di Binasco, Liana Castaldo —. I ristori sono imprescindibili, è fondamentale che le amministrazioni locali non siano lasciate sole a interagire con i colossi del digitale». La Regione Lombardia ha intercettato il 63 per cento delle richieste di autorizzazione in tutta Italia – con mobilitazione, tra gli altri, di Amazon, Aruba e Damac, colosso dell’immobiliare emiratino controllato dal miliardario Hussain Sajwani, socio del presidente statunitense Donald Trump, che entro la fine del 2028 vorrebbe realizzare un complesso da 55 mila metri quadri a Pregnana Milanese —, ma la partita dei data center continua a scaldare gli animi dentro e fuori il Pirellone.
Se centrosinistra e Movimento 5 stelle hanno bocciato la norma, evocando più di una perplessità sul fronte dell’impatto ambientale, criticando la mancanza di obbligo di realizzare i nuovi complessi su aree dismesse, il ministro delle Imprese ha invece dichiarato di «preminente interesse nazionale» la costruzione entro il 2031 di tre store a Bertonico, in provincia di Lodi, e di altri due a Sud di Milano, ventilando la possibilità di nominare un commissario per la sua realizzazione. Un’ipotesi rispedita al mittente dal governatore Attilio Fontana prima, e dall’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori poi: «I commissari si nominano quando le cose vanno male – chiosa quest’ultimo —. La Lombardia ha una rete di distribuzione energetica tra le più affidabili al mondo: questo ha catalizzato l’interesse delle big tech».