corriere.it, 26 maggio 2026
Rubini, smeraldi e diamanti nella cassaforte di casa Zapatero
Un centinaio di pezzi di alta gioielleria e di orologi di lusso, per un valore complessivo tra i 2 e i 3 milioni di euro. Parure di rubini, smeraldi e zaffiri, collane, orecchini e pendenti finemente lavorati, una vistosa gargantilla con 14 rubini di altissima qualità, anelli e bracciali di diamanti. E poi orologi da collezione Omega e Longines. Secondo gli inquirenti, sarebbe questo parte del “bottino” di José Luis Rodriguez Zapatero, l’ex premier spagnolo (2004-2011) al centro di uno scandalo politico-giudiziario che rischia di travolgere il già traballante governo socialista di Pedro Sánchez, che oggi si trova in visita a Roma (ma non incontrerà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni) e continua a difendere il suo predecessore. «Sono tranquillo», ha ripetuto ai giornalisti.
Era il paladino dei diritti civili e della democrazia dal volto umano, il fustigatore dei corrotti, l’avanguardia riformista che con le sue leggi contro la violenza domestica, il matrimonio gay e il codice delle pari opportunità ha fatto scuola nel mondo. Era. Perché oggi si scopre che l’ex presidente del governo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero (2004-2011) forse è un «politico ladro» peggiore di quelli che diceva di voler combattere, sospettato di traffico d’influenze, tangenti, contratti fittizi, riciclaggio di denaro in connivenza con le autorità della dittatura venezuelana.
L’Unità per i reati economici e fiscali ha consegnato un fascicolo molto pesante (oltre 4.000 pagine) a José Luis Calama, giudice istruttore del «caso Plus Ultra», riguardante il contestato salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra Líneas Aéreas e i presunti legami illeciti con il Venezuela.
L’ex premier socialista è accusato di essere al vertice di un network illegale che si estende dalla Spagna all’America latina, con ramificazioni fino alla Cina, e di aver ricevuto in cinque anni almeno 2,6 milioni da varie società sotto inchiesta o con capitali cinesi.
Nella cassaforte del suo ufficio, la polizia ha ritrovato 103 oggetti di lusso: 41 paia di orecchini, 15 collane, 11 bracciali, 8 orologi e una ventina di accessori, le cui origini sono ancora non del tutto chiare. La segretaria dell’ex premier ha affermato che la cassaforte «appartiene alla casa di Zapatero» e che alcuni gioielli erano «eredità della moglie o regali di viaggio», secondo quanto ha riportato la tv pubblica Rtve.
Settimana scorsa, gli agenti hanno lanciato l’«Operazione Tibet»: si sono presentati martedì alle prime ore del mattino nell’abitazione di Zapatero per comunicargli l’imputazione nel caso Plus Ultra mentre un’altra squadra perquisiva il suo studio professionale in calle Ferraz, dove ha sede anche il quartier generale del Partito Socialista, e gli uffici della Whathefav S.L., l’agenzia di comunicazione delle sue figlie Laura e Alba Rodríguez Espinosa.
L’ex premier, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, forse era già pronto alla fuga. Nei giorni precedenti, quando già il suo nome girava negli ambienti giudiziari, aveva acquistato un biglietto aereo per Santo Domingo, da dove poi avrebbe proseguito con un aereo privato fino a Caracas. Uno «spostamento privato» e non riportato in alcuna agenda ufficiale, secondo il sito di El Confidencial, pianificato in fretta e furia.
L’origine dell’indagine che ha portato all’incriminazione di José Luis Rodríguez Zapatero è una denuncia presentata, a seguito di precedenti segnalazioni da parte delle autorità svizzere e francesi, dalla Procura Anticorruzione spagnola nell’ottobre del 2024 contro sette persone per il loro presunto coinvolgimento in un sistema di riciclaggio di denaro proveniente dal Venezuela. L’inchiesta del Tribunale centrale d’istruzione numero 4 dell’Audiencia Nacional di Madrid si è focalizzata sul presunto uso improprio di 53 milioni di euro stanziati dal governo per il salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, che faceva capo all’imprenditore Julio Martínez, arrestato l’11 dicembre 2025.
Secondo gli inquirenti, Martinez ha incassato tramite la società di consulenza Analis Relevante più di 300.000 euro da Plus Ultra, società salvata durante la pandemia, e a sua volta ha versato 490.780 euro a Zapatero e 239.755 euro alla società Whathefav delle sue figlie, tra il 2020 e il 2024, attraverso fatture fittizie. I legali di Zapatero sostengono invece che dietro a tutto ciò ci fosse un lavoro reale, svolto sia da lui che dalle sue figlie, responsabili della stesura dei suoi presunti rapporti di consulenza.
Gli inquirenti seguono però anche la pista di un’altra società, Inteligencia Prospectiva, aperta nel gennaio 2020 da due fratelli venezuelani, Amaro Chacón, che avrebbero trasferito un milione di euro alla società delle figlie di Zapatero, alla società Analisis Relevante di Martínez e alla think tank Gate Center presieduta dallo stesso ex premier socialista.
Secondo l’Unità per i crimini economici e fiscali Inteligencia Prospectiva era collegata anche al Partito Comunista e ad imprenditori cinesi con l’obiettivo che Zapatero, ufficialmente impegnato in una mediazione politica per una transizione democratica in Venezuela, in realtà potesse agire da intermediario con il governo di Caracas per l’acquisto e la vendita di petrolio venezuelano.
Il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez continua a difendere il suo predecessore e a dirsi “tranquillo” mentre il fronte progressista denuncia l’uso strumentale delle inchieste giudiziarie, come già accaduto dopo l’incriminazione della moglie di Sanchez, Begoña Gómez Fernandez, ma dietro l’apparente compattezza cresce il disagio anche tra gli alleati di governo e ancor più tra i partiti nazionalisti che sostengono dall’esterno la sua fragile minoranza, come il Partito nazionalista basco guidato da Aitor Esteban.