Corriere della Sera, 26 maggio 2026
Intervista a Liala Antonino
Dal papà Alessandro Antonino, Liala ha ereditato un certo fiuto per gli affari («Mia mamma dice che saprebbe vendere il ghiaccio pure al Polo Nord»). Dalla madre Licia Colò la curiosità, ingrediente indispensabile per una che studia a Tor Vergata Scienze della comunicazione, indirizzo giornalismo. In realtà lei, 20 anni, già lavora. Ha appena concluso il programma BellaMa’, dove era concorrente. E adesso conduce il format «Vite che ispirano altre vite», nel podcast Pianeta B12. Sta anche finendo di scrivere il suo primo libro, sulle esperienze fatte nei viaggi in solitaria.
Il suo nome unisce le prime due lettere di Licia e Alessandro, i suoi genitori, chiuse dalla «a» di always, per sempre in inglese. Le piace?
«Da piccola non ne comprendevo l’unicità. Mi sentivo già diversa dagli altri per mille motivi: la mia famiglia, il mio stile di vita. E avere pure un nome non comune mi faceva sentire esclusa. Poi crescendo sono diventata estremista all’opposto!».
Possiamo considerarla una studentessa-lavoratrice?
«Beh, è quello che sono. Lavoro nella società di produzione di famiglia, Grey Out: dove serve, do una mano. E poi amo scrivere».
Si può dire che suo padre è il suo datore di lavoro?
«Di alcuni, non di tutti».
La parentela semplifica o complica le cose?
«Esistono due tipologie di persone che lavorano in ambito familiare: quelle super viziate e coccolate e quelle schiavizzate. Io appartengo alla seconda».
Da piccola guardava sua madre in tv?
«Andavo spesso negli studi, il mio parco giochi: erano tutti molto gentili con me. A me piaceva andare in regia e scherzare con Alessandro Renna, il regista, quando mamma era in diretta».
Il programma preferito?
«Mi piacevano tutti. Ma è stata divertente l’era di Tv 2000: ero più grandicella».
Un bel ricordo con Licia?
«Un safari in Africa due o tre anni fa. C’era una grande complicità. Siamo arrivate in Tanzania senza niente, perché ci avevano perso le valigie in aeroporto, e siamo andate per mercati a comprare tutto quello che ci serviva: mi ha colpito molto vedere quanto costassero cose come lo spazzolino o un paio di slip».
Quanto?
«Magari un euro, ma rapportato al tenore di vita del Paese era tantissimo».
E a parte questa scoperta triste, quale immagine si è riportata a Roma?
«Quando con la jeep siamo arrivate davanti a un branco di elefanti con un elefantino piccolissimo, doveva essere nato da pochi giorni. Ci ha molto intenerite».
Ricorda, invece, il primo viaggio fatto con sua madre?
«Non mi viene in mente. Ho più chiare le immagini di me e di lei che nuotiamo, sciamo, giochiamo a tennis. Gli sport fatti insieme».
A proposito, ha conosciuto Pietrangeli?
«Nicola per me è un idolo. E dico sempre che mi ha rovinato la vita».
Perché mai?
«Perché conoscere un uomo così charmant, gentlemen, dalla battuta pronta, elegantissimo, insomma una persona completa, mi ha rovinato: quando mi guardo intorno mi sento male...».
L’anno scorso, per il compleanno di sua madre, le dedicò un post affettuoso. Scrisse che sarebbe sempre stata l’amore della sua vita. E concluse: «Ti amo tanto Mamma». La psicoterapeuta Stefania Andreoli non approverebbe.
«Non ne condivido il parere, con tutto il rispetto per una professionista che ha più voce in capitolo di me. Sono appassionata di filosofia, e di quella orientale in particolare. L’amore è un sentimento fortissimo che può avere diverse accezioni. Per Erich Fromm l’amore materno è il più puro che esista, non pretende niente in cambio. Io e mia madre ci diciamo ti amo due-tre volte l’anno. Altrimenti è: ti voglio bene».
Un momento solo vostro?
«Da bambina mi raccontava le storie prima di andare a letto: il protagonista era questo gatto magico inventato da lei. Era come una serie tv, ogni sera aspettavo la nuova puntata».
Uno con suo padre?
«Lui è sempre stato il mio compagno di giochi. Eravamo molto fisici, mi lanciava in alto, facevamo la lotta. Per allenarsi faceva le flessioni con me sulla schiena. Devo dire che ancora adesso mi prende in braccio e fa lo squat».
È vero che a scuola è stata bullizzata?
«Anche nel bullismo ci sono diverse gradazioni, non c’è solo chi tormenta o picchia un compagno. Nei miei confronti c’era l’esclusione».
Perché?
«Perché ero la figlia di un personaggio, dicevano che avevamo gli schiavi in casa, neanche fossimo all’epoca di Bridgerton, che in quel caso, sì, forse avrei avuto la servitù. Crescendo ci si sono messi pure certi insegnanti: dicevano che non avevo mai preso una metro in vita mia».
Che ricordo ha della sua nonna materna Marta?
«Felice e sereno. Una mattina intorno a Pasqua uscimmo in anticipo per andare a scuola e lei prese una strada diversa, si fermò al supermercato e mi disse di aspettarla in auto. Ritornò con queste uova giganti di Barbie rosa. Fu un regalo inaspettato. Mi chiedo perché gli uomini non riescano a fare queste cose che per noi donne sono istintive».
E di Giancarlo, suo nonno paterno, che ricordo ha?
«Aveva già avuto l’ictus, ma era molto solare e ripeteva questa frase che pure mia madre dice spesso: “La vita è meravigliosa. Lui lo diceva nonostante tutto quello che gli fosse capitato”».
Cosa vuole fare da grande?
«I miei totem esistenziali sono Licia Colò e Oriana Fallaci. Io amo mettere in gioco la mia creatività. Ho lavorato anche come modella, ma ho capito che non stavo esprimendo il mio potenziale: la mia parte interiore non emergeva. Amo l’intrattenimento, mi piace intervistare le persone, raccontare i luoghi, presentare eventi. E amo scrivere. Voglio un lavoro creativo che coinvolga la mia testa e che sia utile al mondo, nel campo dell’informazione».
Ha fatto anche uno spot per le barrette Kinder.
«Sì, con mamma. Ma ero piccola, ricordo ben poco».
A 17 anni il suo primo viaggio in solitaria.
«Sì, sono andata ad Alicante. In aeroporto doveva esserci il transfer per l’appartamento dove avevo preso in affitto una stanza con il bagno in comune, per risparmiare, ma non arrivava nessuno. Così chiamai mamma e quando si presentò la proprietaria dell’appartamento le mandai la posizione perché mi geolocalizzasse».
E c’è stato bisogno del suo intervento?
«No. L’esperienza è stata bellissima e ho migliorato molto il mio spagnolo, che parlo perfettamente oltre a italiano, inglese e portoghese. Meno bene il cinese».
L’ha mai fatta arrabbiare?
«Per i miei ritardi cronici».
Sua madre da giovane visse un amore tossico. L’ha preparata a evitarlo?
«È un seme che ha innaffiato negli anni. Credo che gli uomini abbiano molta difficoltà a confrontarsi con una donna con forte personalità e che si voglia realizzare nel suo settore. Una persona mi ha letteralmente detto: “A me dà fastidio che tu stia sviluppando così velocemente la tua carriera”. Un altro: “Mi sento a disagio a parlare con te perché mi fai sentire piccolo, sei troppo intellettuale”».
Che cosa la rende più orgogliosa di sua madre?
«Il non essersi mai venduta e l’aver mantenuto i suoi ideali al fianco dell’ambiente e degli animali, con una carriera che le ha permesso di stare sulla cresta dell’onda per tanti anni nonostante avrebbe potuto scegliere strade più semplici».
Un programma con lei?
«Mi piacerebbe, abbiamo botta e risposta naturali».
Pechino Express?
«Ce lo hanno proposto, ma lei preferisce che lo faccia da sola. Se troveranno un altro partner per me, io ci sarò!».