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 2026  maggio 26 Martedì calendario

A Messina confermato Cateno De Luca

La sfida più attesa in Sicilia l’ha vinta il «Masaniello dello Stretto», come i suoi avversari chiamano Cateno De Luca, pronto a commentare la conferma a sindaco del suo uomo-ombra, Filippo Basile.
Messina
Con Basile De Luca ha quasi addentato un trionfo che, a spoglio in corso, superava il 55%: «Abbiamo spaccato il centrodestra». Perché il pensiero ce l’ha alla Regione dove sogna una sua candidatura a presidente, con elezioni anticipate di un anno. Intanto, fiero di «una battaglia stile uno contro tutti», con la formazione autonomista di Sud chiama Nord schierata contro Forza Italia e Pd, brinda «a un risultato eclatante» perché «ha vinto un monocolore, unico caso di monocolore civico e autonomista». In effetti è la sua terza vittoria consecutiva a Messina, ma non può essere altrettanto soddisfatto per quanto accaduto ad Agrigento dove nella notte si registra un testa a testa sul filo del necessario 40% fra il centrosinistra di Michele Sodano e il centrodestra di Dino Alonge, mentre è fuori gioco Luigi Gentile, sostenuto appunto da De Luca, insieme con Lega, Dc e Noi Moderati.
Enna
Né il «Masaniello» ha avuto un ruolo ad Enna, la città conquistata da un parlamentare di lungo corso come Mirello Crisafulli, il «Barone rosso», come un tempo lo chiamavano anche tanti suoi sospettosi compagni di partito. Storico dirigente di Pci, Pds, Ds e Pd. Rimasto senza simbolo del partito per scelta della segreteria nazionale. E lui incurante delle scelte romane. «Il Pd non mi ha dato il simbolo? Bene, abbiamo preso più voti. È andata benissimo», ripeteva all’ora dei tg, quando lo spoglio lo dava al 60%.
Bretelle a vista su una massiccia corporatura, anche da Enna Crisafulli scruta l’andatura claudicante di una politica regionale azzoppata da inchieste giudiziarie e litigi interni, da una parte e dall’altra. Lui pensa ai tormenti della sinistra: «Qui, nel cuore dell’isola, abbiamo vinto con una coalizione che non è il Campo largo, ma il campo alternativo: un lavoro che dovremmo fare in tutta la Sicilia».
Agrigento
Messaggi che rimbalzano nella notte segnata ad Agrigento dal disastro di «una gestione medievale dei dati elettorali», come denuncia il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo, sorpreso perché alle 18 era stato ufficializzato l’esito di appena 2 sezioni su 57. Di qui la massima incertezza, nonostante in serata Sodano, l’esponente del M5S votato dal Pd, abbia superato di pochissimo il 40%, proseguendo però in un’altalena con precedenti che suggeriscono prudenza. Tutti ricordano quando vent’anni fa un candidato brindò a mezzanotte all’elezione, poi cancellata per un soffio all’alba.
Il sogno di Sodano è di evitare il ballottaggio, come auspicato da un suo sponsor, l’ex Iena di Italia Uno Ismaele La Vardera. Altro potenziale auto candidato alla Regione dove vorrebbe disarcionare con un anno di anticipo il governatore Renato Schifani.
Stesso progetto di De Luca che per il momento dovrà accontarsi del successo messinese grazie ai voti di Basile al quale sta stretto lo stereotipo di «uomo ombra»: «Ho avuto il 10% in più delle ultime elezioni. Effetto di buona amministrazione. Dalle strade pulite ai grandi progetti».